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domenica, 3 Luglio 2022

Cina: le forze dell’ordine uccidono 13 militanti uiguri

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Questa mattina le forze dell’ordine cinese hanno ucciso 13 combattenti che, alle prime luci dell’alba, hanno colpito un commissariato di polizia ubicato nella contea di Yecheng, ovvero la regione dello Xinjiang, nella zona occidentale cinese. L’attacco è avvenuto a bordo di un mezzo di trasporto carico di materiale esplosivo che ha comportato il ferimento di 3 poliziotti.

“Alcuni criminali hanno lanciato la loro automobile contro il palazzo a Kargilik, nella prefettura di Kasghar, e messo in atto un attentato esplosivo”, ha dichiarato il governo regionale e, secondo le indiscrezioni, la colpa della tragedia va imputata ai separatisti uiguri, ovvero i cittadini dello Xinjiang, regione conosciuta anche come regione autonoma uigura dello Xinjiang oppure, semplicemente, Sinkiang. Si tratta di un’area autonoma già dal 1955, la più ampia in territorio cinese, composta per circa il 45% da uiguri, situata nella parte più ad occidente, verso l’Asia centrale, lì dove le controversie sono all’ordine del giorno. La provincia dello Xinjiang rientra tra i distretti territoriali a maggioranza musulmana
Già nei giorni scorsi, nello Xinjiang, si sono verificati episodi similari; martedì difatti sono state giustiziate 13 persone, dalle autorità, accusate di “attentati terroristici e crimini violenti” per 7 casi di brutalità. Nella regione si percepisce forte il senso di insofferenza sociale dei cittadini, insoddisfazione che, l’anno scorso, ha implicato la morte di circa 100 persone, con il conseguente inasprimento della rigidità governativa contro i ribelli uiguri.

Le autorità accostano gli episodi di violenza nella regione ai ribelli attivisti afferenti all’islamismo che sembrerebbero voler creare uno stato indipendente con il nome di Turkestan Orientale, in tutte le zone occidentali.
Intanto la Cina, negli ultimi giorni, ha dichiarato che finanzierà il progetto pakistano per l’Aeroporto Internazionale di Gwadar, la città costiera della provincia di Belucistan. Sarà la Cina, dunque, ad avere l’ultima parola in merito ed entrerà di diritto nelle questioni del Mare Arabico, accanto allo Stretto di Hormuz, la zona di transito obbligatorio per il trasporto di risorse energetiche e merci varie. Si consolida, pertanto, il rapporto tra Pakistan e Cina, un legame che dagli anni ’50 si è connotato come un’alleanza di tipo militare, ancor più strategica: in Pakistan arriva il maggior numero di armi made in china; Pechino ha finanziato il programma nucleare del Pakistan nel 1974. Un connubio tra due Stati concepito per contrastare l’India: Gwadar, dove verrà costruito l’aeroporto, è posizionata a pochi chilometri dal porto iraniano del Chabahar che, da sempre, l’India considera come il luogo fondamentale da cui partire per attecchire il proprio potere nell’Asia centrale.

Le preoccupazioni cinesi relative al Turkestan Orientale sono, anche in questo caso, di tipo economico: la terra degli uiguri detiene il controllo di due gasdotti per il passaggio di gas naturale dal Turkmenistan alla Cina, oltre che a custodire importanti giacimenti di uranio e petrolio. Per la Cina impossessarsi di tali risorse significherebbe liberarsi della dipendenza russa per la fornitura di gas e, di rimando, porterebbe al controllo della Cina in tutta l’Asia islamica. Per questo i ribelli dello Xinjiang, tramite l’aiuto di al-Qaeda, cercano di impedire alla Cina di impadronirsi del loro territorio; probabilmente bisognerebbe smorzare le motivazioni che spingono gli uiguri alla resistenza.

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