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sabato, 3 Giugno 2023

Cigni popolano il Sarno

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Claudia Camillo
Claudia Camillo
Collaboratore XXI Secolo.

Sarno, piccola cittadina del salernitano, è il luogo di residenza di Aniello Robustelli, 56 anni, ex ispettore della Polizia Ferroviaria, oggi in pensione, ma che dal 2010 si dedica alla pulizia e alla riqualifica della sua cittadina.

Aniello inizialmente era a capo del comitato del quartiere Acquarossa Red Water, ai confini di Sarno, che aveva come scopo la riqualifica di quella zona del paese; poi volontario nella bonifica e pulizia del Rio Palazzo, uno dei quattro corsi d’acqua che sfociano nel fiume Sarno: stanco del degrado e infastidito dal fatto che i giornalisti parlassero solo dell’inquinamento del fiume della sua città, Robustelli ha deciso di rimboccarsi le maniche, e con la complicità della famiglia e l’appoggio del paese, ha ripulito tutto da solo il fiume, ripopolandolo di cigni, anatre e germani reali. L’ex poliziotto ha raccontato che durante la bonifica ha trovato veramente di tutto, persino una pistola (Consegnata poi ai colleghi poliziotti – ndr). La cosa non stupisce chi conosce il fiume Sarno, soprattutto per la sua cattiva fama di essere uno dei fiumi più inquinati d’Italia.

Il Sarno, lungo appena 24 km, corre nella zona dell’agro nocerino-sarnese, toccando 3 province e 39 comuni, è stato definito senza indugi una “catastrofe ecologica”. E pensare che persino il greco Strabone citò nella sua opera Geografia la zona toccata dal Sarno come “un’ampia distesa di campi bellissimi”, su cui torreggiava cinereo il Vesuvio. Oggi la zona si presenta molto diversa da come l’aveva descritta Strabone, a causa dell’urbanizzazione aggressiva che ha interessato questa parte della regione, e che ha portato con sé tutta una serie di conseguenze disastrose, denunciate in un Rapporto della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle cause dell’inquinamento del fiume Sarno, 2006, dove si possono leggere tutte le cause di questo disastro ambientale: abusivismo edilizio dilagante; problematiche legate allo smaltimento delle acque di spruzzo; mancata messa in funzione di strutture adibite all’essiccazione dei fanghi; ma soprattutto, in cima alla lista, vi si può leggere “mancato o insufficiente coordinamento tra le diverse istituzioni interessate e il Commissariato di Governo”. Ad aggravare il tutto si aggiungono la perdita di reti fognarie; grave inquinamento delle acque fluviali, dovuto soprattutto ai reflui urbani abusivi; alla pratica dei pozzi neri disperdenti; all’impermeabilizzazione approssimativa di aree adibite a discarica; all’uso spesso indiscriminato di fertilizzanti chimici; ai reflui di origine zootecnica, utilizzati come concime, e infine agli scarichi illegali delle industrie, molto numerose, gioia e dolore di quest’agro.

La zona toccata dal Sarno preoccupa già dal 1997, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità denunciava un indice di mortalità per cancro e leucemia del 17% superiore ad altre zone difficili del pianeta. Bisogna dire che dal 1997 qualcosa si è mosso nella regione, grazie alla creazione di alcuni importanti parchi, come il Parco dei Monti Lattari, il Parco Regionale del fiume Sarno e il Parco Nazionale del Vesuvio e la creazione di depuratori nei paesi di Nocera, Scafati ed Angri. Il Commissariato che ha permesso tutto questo è stato quello di Roberto Jucci, scaduto però il 31 dicembre 2011.

Fortunatamente esistono ancora persone come Aniello Robustelli, che hanno un senso civico davvero poco comune, interessate alla salute propria e delle persone che amano così come dell’ambiente in cui vivono. Grazie all’attività di Robustelli, i bambini della zona del Rio Palazzo potranno godere di aria salubre e di giochi all’aperto, a contatto con gli animali. Ci auguriamo che ben presto questo sia possibile non solo nel piccolo quartiere toccato da questo corso d’acqua ora bonificato e pulito, ma in tutta la zona dell’agro nocerino-sarnese, grazie ai finanziamenti europei che stanno rendendo possibile la riqualifica di queste zone difficili.

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