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sabato, 28 Maggio 2022

Christian Palladino, dalla Marina alla musica

Il XXI Secolo ha effettuato un'esclusiva intervista al cantautore emergente Christian Palladino in merito alla sua arte e alla sua carriera. Christian Palladino si racconta al XXI Secolo, di seguito l'intervista

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Emanuele Marino
Giornalista pubblicista, nonché studente universitario iscritto alla facoltà di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II

Il cantautore emergente Christian Palladino ha gentilmente acconsentito al rilascio di un’intervista esclusiva ai microfoni della testata giornalistica online XXI Secolo in merito alla sua arte e alla sua carriera.

Scopriamo insieme questo giovane talento!

Biografia

Prima di passare all’intervista, ecco una breve biografia dell’artista.

Christian Palladino masce a Pescia ( PT ) e cresce a Fragnento Monforte in provincia di Benevento. Studia piano e canto leggero presso l’accademia “ Pietro Mascagni “ di Ancona.

Nel 2006 dall’incontro con David Marchetti, nascerà una collaborazione che porterà alla pubblicazione di alcuni suoi brani. Nel gennaio 2010, insieme a Nando Misuraca nasce il singolo “Mia signora”. Il 13 Febbraio Palladino presenta l’apertura del tour 2016 presso il teatro “ De Simone “ di ’ Benevento, registrando una fortissima audience. L’artista viene seguito è registrato dalla televisione regionale TSTV canale 98 , che crea per un vero e proprio Music reality del Sannio, unico nel suo genere. Dal mese di ottobre 2016 vengono trasmesse le puntate della serie, che contribuiranno al suo successo, dato che il format interessa anche altre televisioni.

L’intervista

Di seguito l’intervista al giovane cantautore Christian Palladino.

Qual è la storia del cantautore Christian Palladino?

«Sono un ragazzo come tanti, ho 34 anni e scrivo canzoni da una vita.
Il primo brano l’ho scritto all’età’ di 17 anni, si intitolava “Ti aspetterò”, un brano d’amore mai pubblicato ma inciso nell’ anima.
Quando ripenso a quel periodo coesiste in me tristezza ed allegria, il primo sentimento dovuto agli anni che son passati mentre la seconda condizione riferita ai compagni di quel tempo, professionisti in musica con uno spirito fanciullesco. Amici con i quali ancora adesso, quando posso, mi ci diverto un mondo (Giovanni De Nunzio, Vittorio Trincerone, Andrea petrone etc…)
Da quel primo brano non mi sono più’ fermato, ho scritto un centinaio di canzoni, di cui poche hanno lasciato traccia e molte dimenticate.
A 20 anni amavo scrivere di notte, al ritorno da un’uscita con amici o da un’ impegno musicale poi mi sono fidanzato ed ho abbandonato per un po’ la scrittura, ero preso dalla vita di coppia, iniziavo a pensare a qualcosa di piu’ equilibrato, ad una vita regolare ma l’indole invocava libertà’ e quando lei lo ha capito ha deciso d lasciarmi andare e proiettare le sue aspettative su qualcuno di meno “vagabondo”.
Ho ricominciato a scrivere a 30 anni, prima di una missione all’ estero con la Marina Militare e come una malattia son ricaduto nel tunnel.
Da li ho pubblicato dapprima “Amarti”, poi “Mia Signora”, “Un’estate fantastica”, “Chiasso”, “Bunga Italia”, “3MA”, “Madrepadre”.
Ogni brano ha avuto un’origine ed ha seguito il suo percorso: radio, TV, giornali etc…e molti sono stati inseriti in compilation Nazionali ed estere.
In questo momento scrivo per vari artisti e collaboro a molti progetti discografici, uno in particolare mi vede impegnato come compositore in una produzione Americana che uscirà’ con il loro artista al “Winter Music Conference 2019” di Miami.»

Quali sono i fondamenti della sua carriera musicale?

«Piu’ che fondamenti parlerei di valori.
Sono cresciuto in una famiglia modesta, dove ogni traguardo doveva essere sudato ed ogni bene guadagnato.
Da piccolo non avevo quasi niente e per giocare spesso dovevo andare in casa di altri coetanei o approfittare della pazienza di mio nonno che realizzava giochini con la terra bagnata. Una condizione disagiata per certi versi ma polarizzando all’altro e’ stato un ambiente favorevole per dedicarmi all’arte musicale, ho iniziato a suonare la fisarmonica a 9 anni.»

Lei ha prestato servizio presso la Marina Militare per oltre 12 anni, cosa l’ha spinta ad abbandonare quel mondo per dedicarsi alla musica?

«La Marina mi ha dato tanto, ha temprato il mio carattere, mi ha fatto conoscere molte persone e nuove realtà’ ma mi ha anche limitato molto nella crescita spirituale e musicale. Le giornate erano impegnate di lavoro e spesso eravamo in mare. Ad un certo punto ho sentito l’esigenza di dedicarmi maggiormente alla mia passione, avere i fine settimana liberi per poter scrivere, poter salpare verso nuove conoscenze e contatti senza il timore di rientrare repentinamente in servizio. Gli ultimi periodi a bordo delle navi mi sentivo rinchiuso in un ruolo che non mi apparteneva più ed ho voluto seguire i miei desideri, i miei sogni. Ora sono un dipendente Ministeriale e dirigente sindacale ma nonostante tutto ho molto più’ tempo libero.»

Qual è secondo lei il suo brando più emblematico e perché?

«”Madrepadre” e’ il brano che rispecchia di più’ il mio scrivere ed il mio essere. Scritto visualizzando una prospettiva futura della mia vita, dove le rughe dei genitori iniziano ad incidere la pelle e la schiena si curva.»

Ci parli della sua canzone “Madrepadre”.

«Un inedito prodotto dalla Dimartino Studio Records, un testo che comunica un sentimento consolidato e forte pregno di origini e proprie tradizioni. Episodi e figure che si stagliano sullo sfondo della vita familiare che riassumono e servono come punti di riferimento che fanno riflettere.- I miei genitori, la mia famiglia, sono i miei affetti più cari, la mia ricchezza più grande. Sarebbe bello in questo mondo che scorre veloce, fermarsi, guardarsi negli occhi, e prendere coscienza di ciò che realmente siamo e da dove veniamo.»

A cosa è riconducibile, a parer suo, la differenza di significato tra la musica contemporanea è quella delle generazioni precedenti?

«La musica, come ogni cosa, e’ in continua evoluzione, tutto e’ in continuo movimento, l’energia perpetua fa il suo lavoro ma bisogna stare attenti a non spingersi troppo oltre.
Credo che la bellezza sia piuttosto oggettiva e la musica che e’ un’ arte rappresentativa del bello non può’ e non deve dimenticare la melodia. Proprio questa settimana ho pubblicato sulla mia pagina facebook una “canzone” di “Young Signorino”, che canta facendo versi e rumori riconducibili a non so cosa mentre un beat scandisce una melodia inesistente.
Qualche settimana fa tutti abbiamo conosciuto un’ altro artista “Sfera Ebbasta” per la sciagura accaduta . Un ragazzo giovane che scrive testi offensivi, dispregiativi e discriminatori, incitando all’odio e all’ edonismo.
Considerando che questi artisti sono degli idoli per gli adolescenti di oggi, il fatto si fa complicato. Molti giovanissimi, un po’ per gioco e un po’ per identificazione, coniano proprio quel modo di fare spregevole e spavaldo pensando di sbeffeggiare l’ ordinario. Un adolescente così’ condizionato ed influenzato non può’ riconoscersi in una ricerca dell’etica e della morale, argomenti considerati sempre più’ arcaici dai nuovi uomini del domani.
Insomma sicuramente la musica è libertà ma non deve perdere il suo valore educativo ed emozionale, oggi più’ di ieri abbiamo bisogno di certezze, di valori, di carezze e di buona musica.»

La redazione del XXI Secolo ringrazia l’artista Christian Palladino per la cortesia e la disponibilità mostrata nei nostri confronti riguardo l’intervista, augurando al giovane cantautore una carriera piena di successi. 

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