La scuola è un’istituzione destinata all’istruzione e all’educazione di giovani, studenti, allievi sotto la guida di figure professionali che appartengono al cosiddetto settore dei lavoratori della conoscenza. C’è un comportamento che se non è esattamente descritto in un vero e proprio manuale, lega comunque coloro che ne fanno parte ad una deontologia comportamentale, siano essi insegnanti o alunni, che non deve mai tradire il rispetto dell’uno verso l’altro al fine di una proficua collaborazione patrocinata dal buonsenso. All’istituto di Scampia, Alpi-Levi, la dirigente scolastica Rosalba Rotondo ha impedito ad un alunno tredicenne di entrare in classe e di partecipare alle lezioni insieme ai suoi compagni perchè, quest’ultimo ha le treccine blu. Per la docente, la chioma del “giovanotto” contraddice il “patto di corresponsabilità”, sottoscritto dalle parti in causa, tra cui genitori e studenti. Il primo giorno di scuola, a detta dei parenti, il giovane è stato lasciato fuori dall’aula e dopo che la Rotondo si sarebbe fatta promettere che le treccine sarebbero state subito tagliate è iniziato il braccio di ferro. Alla dichiarazione della madre che sosteneva l’impossibilità a tagliarle subito, la dirigente ha risposto picche: “noi non lo escludiamo, ma farà lezione in laboratorio, le prove di musica con l’orchestra e la palestra con tutti gli altri. In classe no! Le esternazioni della famiglia parlano di comportamento non corretto della professoressa che avrebbe detto alla presenza di altri genitori,” pensassero a comprare i libri, invece di fare le treccine”. I tentativi di chiarimento sono sfociati in una chiamata al 112 che ha messo fine (per ora) alla discussione. Restano le diverse posizioni, di chi da un lato accusa la scuola di aver discriminato un ragazzo, che con quella acconciatura “esprime la sua personalità” dall’altro si risponde che non si discrimina, ma si educa alla serietà. “La scuola come la intendo io è sacra: possono vestirsi come vogliono ma solo se maggiorenni” conclude la preside. La vicenda è destinata a regalare ulteriori sviluppi soprattutto se c’è il pericolo che entrambe le posizioni possano difettare di una certa onestà intellettuale che le porterebbe a scontrarsi più per una questione di principio che per una effettiva ragione educativa e di buon esempio. Un dialogo costruttivo, un passettino indietro da entrambe le parti e la soluzione la si può trovare; dopo tutto siamo sicuri di trovarci davanti a persone capaci sia di dirigere una scuola e sia di saper fare i genitori.

