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Chiesa del Gesù Nuovo

L’antica chiesa del Gesù Nuovo o Trinità Maggiore è tra i più famosi luoghi di culto del centro storico napoletano, chiamata così per distinguerla dalla Basilica del Gesù Vecchio, situata in piazza del Gesù. La chiesa, tutt’oggi, custodisce il corpo di San Giuseppe Moscati, santificato nel 1987 da Papa Giovanni Paolo II.

La secolare costruzione fu ideata da Novello da San Lucano, commissionata da Roberto Sanseverino D’Aragona, principe di Salerno, i cui lavori terminarono nel 1470.

Nel passato il palazzo fu confiscato dalle mani della famiglia Sanseverino e successivamente divenne proprietà dei gesuiti Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi. Quest’ultimi consacrarono l’imponente struttura in una chiesa nel 1601.

Nel corso dei secoli la chiesa ha subito numerosi crolli e restauri. Ad esempio, essa fu gravemente danneggiata dagli attacchi aerei durante la seconda guerra mondiale.

L’ultimo restauro risale al 1973, compiuto da Paolo Martuscelli e in seguito anche dal padre Gesuita Antonio Volino.

La chiesa è simbolo di arte barocca e rinascimentale e conserva numerose opere d’arte.

L’interno del luogo sacro è a forma di croce greca con una cupola e cinque cappelle per entrambi i lati e vi sono presenti ricche decorazioni marmoree realizzate nel 1630 dallo scultore italiano che operò soprattutto a Napoli, Cosimo Fanzago.

La facciata esterna della chiesa presenta varie bugne sporgenti le quali richiamano lo stile rinascimentale del veneto. Alcune di queste pietre piramidali sono caratterizzate dalla presenza di simboli ben visibili che hanno suscitato numerose legende al riguardo.

Secondo alcuni studiosi, questi segni derivano dall’antica lingua aramaica, la lingua parlata da Gesù Cristo. Altri, invece, hanno supposto che tali rappresentazioni fossero delle note musicali, che radunate su un pentagramma componessero una presunta melodia satanica.