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Chiacchiere di carnevale, un dolce che va sempre bene

Archiviato  il carnevale 2026, che, anche quest’anno, ci ha regalato colori e sapori tipici campani. Ma ecco che si scopre che,  le chiacchiere ad esempio,  non sono campane. Le ritroviamo presenti sulle tavole di   tutte le nostre Regioni dalla Sicilia al Trentino e diffuse in tutta Europa.  Si scopre così che, con molta probabilità, risalgono al periodo romano dove ritroviamo la frictilia, dolce fritto nel grasso di maiale, proprio durante il periodo di carnevale. Le celebrazioni romane, dirette antenate del carnevale moderno, erano le festività invernali dedicate a Saturno per celebrare il solstizio d’inverno e la semina  (Saturnali 17-23 Dicembre). Questo periodo dell’anno era caratterizzato da mascheramenti, eccessi alimentari, gioco d’azzardo, scambi di doni,  sospensione di lavoro e insegnamento, banchetti pubblici e privati. Era un periodo di caos e ribaltamento sociale, che permetteva trasgressioni , maschere e travestimenti.  Ai Saturnali seguivano i Lupercalia (15 Febbraio) e le celebrazioni della dea Iside con cortei e maschere che simboleggiavano la morte dell’inverno e la rinascita della natura. Ma non solo i romani, anche i greci, amavano festeggiare questo periodo dell’anno con le Antesterie o dionisiache greche, con libagioni, maschere e sfilate di carri.  E anche in questo caso terminavano con un inno alla rinascita della natura e alla nuova vita.  E se nell’antica Roma venivano servite  le frictlia con il miele, nella Grecia antica durante questi festeggiamenti  era consuetudine preparare grosse pentole con cereali e miele.   Ed ecco l’origine delle nostre chiacchiere di carnevale, o fratte,  ancor oggi fritte con l’olio e accompagnate con il miele.