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giovedì, 26 Maggio 2022

Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna: Napoli e i suoi detti

Chi pecora se fa, 'o lupo s' 'o magna è uno dei detti napoletani più celebri, molto utilizzato tutt'oggi. Un proverbio fortemente allusivo.

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Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna, ossia Chi pecora si fa, il lupo se lo mangia, è un celebre modo di dire napoletano, fortemente allusivo ed ancora oggi molto utilizzato, nonostante le origini antiche.

Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna significa che essere troppo ingenui non porta a nulla di buono, in questo caso, chi lo è, viene sopraffatto da un’altra persona.

Il modo di dire si configura come un invito a non essere pecora e quindi docile e pacato, a non mostrarsi “debole”, dinnanzi a determinate situazioni e/o circostanze.

Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna: storia del proverbio

Il proverbio trae origine dalle parole di Seneca contenute all’interno de “Ad Helviam matrem”: “Nemoab alio contemnitur, nisi a se ante comtempus est” (Chi non stima se stesso non può essere stimato dagli altri).

Un altro collegamento è alla favola del poeta latino Fedro, intitolata “Il lupo e l’agnello” (Favole, I, 1), la cui morale sta a significare che quando ci si trova, o ci si mette, in condizioni di debolezza, se ne subiscono le dannose conseguenze.

La favola è breve e molto carina:

Il lupo e l’agnello, spinti dalla sete, erano giunti allo stesso ruscello. Il lupo stava più in alto e l’agnello più in basso. 

Il lupo rivolto all’agnello lo rimproverava di infangargli l’acqua. Ma l’agnello gli disse: “com’è possibile se l’acqua scende da te che sei più in alto verso di me?”. E il lupo di nuovo: “Sei mesi fa hai parlato male di me”. E l’agnello: “Ma se non ero ancora nato”. “Allora, continuò il lupo, tuo padre ha detto male di me”. Per questo lo prese e lo sbranò.

La fiaba fu scritta per tutte quelle persone che perseguitano gli innocenti con inganni e false scappatoie.

Un’analisi più approfondita, scandisce il significato profondo del detto: Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna, in natura è risaputo che quando una preda viene attaccata dal temibile predatore, c’è qualcosa che in realtà colpisce quest’ultimo spingendolo ad attaccare; si tratta della debolezza.

Se la preda si mostra debole, sarà facile sopraffarla. Stessa cosa con le relazioni interpersonali con le quali ogni giorno ognuno ha a che fare.

Spesso, si assume un atteggiamento definibile conciliante, si tende a dar ragione al proprio interlocutore, mostrando un comportamento debole, solo per metter fine ad una discussione. Accade frequentemente ed è sbagliato, ed ecco che un detto pescato direttamente dalla tradizione popolare, saggiamente utilizzato può essere più utile di mille altre parole.

I proverbi napoletani sono culla delle antiche conoscenze del popolo partenopeo e con una “punta” di ironia raccontano spaccati di vita quotidiana.

 Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna permette di identificare il concetto di “napoletanità” come una vera e propria filosofia, quindi come disciplina che esprime usanze millenarie.

Con quel dinamismo e quella varietà di composizione etnica, di espressioni politiche, di manifestazioni di civiltà artistica, di forme e di impressioni linguistiche che la caratterizzano sin dall’età del ferro, la Campania ha una storia e un patrimonio culturale senza tempo.

Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna è la prova di quanto fosse profondamente temuto il lupo nei secoli passati; queste paure ataviche si ritrovano oggi nelle medesime espressioni, ma usate simbolicamente per altre situazioni pericolose del quotidiano.

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