C’è un po’ di Napoli nel Salento

La perla dello Ionio

Caddhrìpuli o Caḍḍìpuli in dialetto gallipolino e in greco-salentino è meglio conosciuta come Perla dello Ionio.

Una perla divisa in due zone ben distinte; da un lato il centro storico che sorge su un’isola calcarea, dall’altro il borgo nuovo. Passato e presente – futuro, collegati da un ponte in muratura risalente al XVII secolo. Il castello Aragonese a farla da padrone.

Passeggiare tra i vicoli del centro storico di Gallipoli, si ha la sensazione di una napoletanità nascosta, nel senso che, ci si aspetta che da un momento all’altro venga fuori un profumo, una frase, un segno artistico che ricordi la città di Pulcinella; nonostante i circa 450 chilometri che le dividono e nonostante siano diversi i mari che le bagnano: “Due mari”.

Affacciata sul mare, col tramonto ogni sera a salutarla, la chiesa di Maria SS.ma della Purità.

Il dipinto su tela del grande altare marmoreo del ‘600, raffigurante appunto “Sancta Maria Puritatis” (foto allegata) è opera del napoletano Luca Giordano. Un incanto.

Nelle vicinanze del ponte sorge la Fontana Greca, la più antica d’Italia (III sec a.C.), con anche le insegne del Sovrano Carlo III di Borbone Re di Napoli e Re di Sicilia.

Il regime borbonico a metà del ‘700, presentava ancora sistemi vicini al feudalesimo e una dilagante corruzione; sicché Antonietta, una delle figlie del ricco banchiere napoletano Gregorio de Pace, avendo costatato le condizioni di povertà dei contadini salentini, decise che il motivo principale della sua esistenza fosse quello di liberare la Patria dalla servitù.

Nata a Gallipoli, il 2 febbraio 1818, sin da piccola fu avviata allo studio, considerato un padre di larghe vedute che non condivideva i pregiudizi dell’allora società, cioè che la donna doveva dedicarsi soltanto alla cura dei figli e non aveva diritto all’istruzione.

Sua sorella Rosa resta vedova con due figli; Antonietta si trasferisce con lei a Napoli, con l’intento di partecipare ancor più da vicino alla lotta per l’unità nazionale.

Travestita da uomo, partecipa alle “barricate napoletane” di via Toledo.

«Svelta, intelligente, ardita e prudente insieme» la definiva suo marito Beniamino Marciano; c’era da credergli. Il 7 settembre 1860, Garibaldi entrò trionfalmente a Napoli, oltre agli ufficiali era accompagnato da due donne: Emma Ferretti e Antonietta De Pace.

La De Pace ha dunque “qualcosa” a che fare con Napoli e Napoli di rimando ha “qualcosa” a che fare con il Salento, in particolare con Gallipoli.

Passeggiare tra i vicoli del centro storico di Gallipoli, la sensazione quindi di una napoletanità nascosta, lascia il posto a una napoletanità palpabile; confermata dal fatto che utilizzando idiomi e frasi in lingua napoletana, si è capiti ugualmente.

La De Pace, è però riuscita a trasferire alle donne gallipoline e del Salento, l’essere «Svelta, intelligente, ardita e prudente insieme», a tali pregi si potrebbe aggiungere, senza timore alcuno, «Concreta».

Gente “in gamba”, cibo sano e un mare che nulla ha da invidiare alle restanti acque nel mondo.

Le Maldive del Salento, specchi d’acqua che ricordano il mare delle Baleari.

Tranquillamente s’attraversano fino alla “punta del tacco”, quella che per i romani era “Finis Terrae”; la fine della terra, Santa Maria di Leuca dove si mescolano lo Jonio e l’Adriatico.

“Dei due mari”, da quelle parti, tante cose sono così definite, in segno di gratitudine; come ad esempio il Premio Letterario Nazionale “Dei due mari”, giunto alla IV Edizione e organizzato dalla Proloco di Gallipoli.

Condotto dalla presidentessa Lucia Fiammata e la poetessa Nadia Marra.

«Svelte, intelligenti, ardite e prudenti insieme, concrete», ad accompagnarle durante la cerimonia di premiazione, un nutrito gruppo di studenti – musicisti, finanche poeti. Si, perché parallelamente al Concorso “Dei due mari” , sono stati premiati gli studenti della scuola primaria e della scuola secondaria di 1° e di 2° grado di Gallipoli,  Taviano, Racale, Melissano, Alezio, Sannicola, Parabita la ai quali era indirizzata la I Edizione del Concorso “Gallipoli 1484” per ricordare la ricorrenza della storica conquista di Gallipoli da parte dell’armata della Serenissima Repubblica di Venezia.

Una Proloco che non si risparmia, diffonde cultura e sensibilizza verso la conoscenza di se stessi, attraverso “Open University” Università non solo per la terza età, fornendo a chiunque volesse, la facoltà di partecipare a corsi di “Benessere Malessere” (la consapevolezza di se), corsi inerenti la ricerca delle origini storia “Gallipoli 1484 prima e dopo”, corsi di educazione alimentare “Alimentazione e benessere”, corsi di musica e canti corali “Coro Proloco”, corsi di educazione ambientale “Conosco e rispetto l’ambiente”.

Unica tristezza a proposito di ambiente, è rappresentata dallo spettro della morte che avvolge i secolari ulivi, ognuno di essi sembra avere tre dita che cercano nel cielo Antonietta De Pace, così come i tronchi cercano tra gli esseri viventi un perché che sa di beffa.

L’Italia, per decenni, è stata leader indiscussa di mercato nel settore dell’extra vergine di oliva Negli ultimi anni la situazione è però cambiata. Adesso nello scenario produttivo emergono paesi come la Spagna, la Grecia, la Tunisia e anche la Siria, con produzioni annuali che  superano le nostre. Il calo della produzione dell’olio ha inevitabilmente ci ha fatto perdere la posizione di maggiore esportatore sul mercato globale, cedendo il posto alla Spagna.

Non poteva essere altrimenti; c’è da dire però che l’Italia ha aumentato l’esportazione di lacrime, sono quelle dei contadini del Salento, discendenti di coloro che tanto amava la De Pace e che la indusse a ribellarsi.

Le forme di protesta oggi possono essere differenti, le più eleganti passano sempre per la cultura, non a caso la poetessa e scrittrice Nadia Marra ha dedicato agli ulivi “Requiem all’ulivo” magistralmente interpretata dal grande Michele Placido.

All’alba del 4 aprile 1893, vinta da una bronchite cronica, Antonietta De Pace rese l’anima a Dio.

Print Friendly

LASCIA UN COMMENTO