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domenica, 20 Giugno 2021

Carlo Pisacane: il fallimento mazziniano

Pisacane pensava a una rivoluzione che partisse dalle masse contadine e portasse al contempo all'unità nazionale e al riscatto delle classe popolari.

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Carlo Pisacane è una figura storica chiave durante il periodo della Seconda guerra di Indipendenza e dell’unità di Italia.

Quando in Italia ritornarono in auge le idee di orientamento monarchico, grazie al successo diplomatico ottenuto da Cavour al congresso di Parigi, Mazzini non abbandonò la sua linea rivoluzionaria.

Infatti, Mazzini si proponeva come obiettivo una rivoluzione popolare e democratica che portasse la nascita dell’Italia libera e repubblicana.

Pertanto, Mazzini fondò nel 1853 a Ginevra il Partito d’Azione.

In questo partito, i membri erano chiamati ad agire in piccoli gruppi e in clandestinità, cercando di far scoccare la scintilla rivoluzionaria.

A tal proposito, si evidenzia che gli eventi del 1848 avevano dato a Mazzini la convinzione che gli italiani fossero pronti alla lotta per l’unità nazionale.

Tuttavia, le sue convinzioni si rivelarono troppo ottimistiche e i nuovi tentativi di suscitare un’insurrezione popolare, organizzati dai mazziniani in quegli anni si risolsero tutti in fallimenti clamorosi.

In questo scenario si colloca l’esperienza di Pisacane.

Dunque, chi è Carlo Pisacane e che cosa ha fatto?

Egli è un ex ufficiale dell’esercito napoletano che era approdato ad idee socialiste.

Pisacane pensava a una rivoluzione che partisse dalle masse contadine e portasse al contempo all’unità nazionale e al riscatto delle classe popolari.

IL 25 giugno del 1857, Pisacane, insieme a una quarantina di compagni, si imbarcò a Genova su un piroscafo postale in partenza per Tunisi.

Durante il viaggio si impadronì della nave, obbligando il capitano a fermarsi presso l’isola di Ponza , sede di un penitenziario politico del regno di Napoli

Qui, i membri della spedizione liberarono i detenuti e si mossero poi alla volta di Sapri, nel golfo di Policastro.

Tuttavia, la popolazione locale non si mosse e scambiò Pisacane e i suoi per briganti.

Pertanto, gli abitanti di Sapri riservarono a Pisacane e ai suoi compagni un’accoglienza ostile, favorendone l’annientamento da parte delle truppe borboniche.

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