Sfruttati e nella maggior parte dei casi invisibili, questa è l’immagine che si cela dietro alla piaga del caporalato.
Il caporalato appare come un sistema dinamico adattabile a diversi contesti e purtroppo sempre più diffuso.
La somministrazione illecita di manodopera non è un fenomeno esclusivo dell’agricoltura. Ma proprio in questo settore è fortemente in crescita.
Proprio perché l’agricoltura è caratterizzata dalla stagionalità e quindi da contratti di breve durata, è relativamente facile per uno straniero sprovvisto di permesso di soggiorno finire in un circolo vizioso di questo tipo.
Caporalato: un fenomeno in rapida crescita
La soggezione cui è sottoposto il bracciante, non è solo fisica, ma è legata anche a precarie condizioni di alloggio, in strutture nella maggior parte dei casi fatiscenti, prive dei servizi minimi. Un comparto enorme, che va ad intaccare anche la sfera emotiva di chi lavora e troppo spesso non ha il coraggio di ribellarsi.
Ricordiamo che il caporalato è un fenomeno complesso che riguarda sia italiani che stranieri, diffuso in tutto il paese. Con l’aumento dei flussi migratori dell’ultimo decennio, sempre più cittadini stranieri sono costretti, loro malgrado, a fungere da manodopera a bassissimo costo.
Senza alcuna tutela e mettendo a rischio la propria incolumità, lavorando per tantissime ore consecutive con una retribuzione assolutamente inadeguata.
L’organizzazione interna del caporalato è piuttosto complessa, ogni caporale, colui che gestisce un vasto territorio, ci sono i sotto caporali che sono coloro che hanno un contatto diretto con i lavoratori. Il caporale può avere quattro o cinque campi di raccolta e incarica ai suoi “assistenti” di gestire i lavoratori. Ha una squadra, ha gli autisti, degli assistenti, ha i cuochi; il “capo dei capi” manda il caporale a gestire gli altri capi. Caporali, intermediari e datori di lavoro sono tutti complici di un sistema criminale che viene continuamente alimentato dalla povertà diffusa e dall’inefficacia dei provvedimenti adottati.
Il caporalato in Italia coinvolge diverse organizzazioni mafiose, tra cui la ‘ndrangheta, la Camorra, la Sacra Corona Unita e la mafia siciliana, nota anche come Cosa Nostra.
In particolare, la ‘ndrangheta, attiva principalmente in Calabria, è considerata la maggiore organizzazione mafiosa coinvolta nel caporalato, sia come fornitore di manodopera che come organizzatrice delle reti di sfruttamento.
Il caporalato ha radici antiche e rappresenta un problema composito, anche culturale, che può essere sconfitto solo con un lavoro sinergico da parte di istituzioni politiche, sindacali e di tutti i cittadini.
La lotta al caporalato va condotta dal principio. Adesso che siamo in estate per e quasi per “magia” ci si ricorda che esiste il caporalato (attivo in realtà tutto l’anno). Ma per combatterlo ormai è troppo tardi?




