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lunedì, 3 Ottobre 2022

Il cane di Da Vinci denuncia la corruzione del Papato

«Quel cane è l’atto di accusa di Leonardo Da Vinci contro la corruzione del Papato dell’epoca». Questa la sensazionale scoperta annunciata stamani dal presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici.

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Andrea Tarallo
Collaboratore XXI Secolo. Laureato in “Scienze Storiche” presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II” con una tesi sulla storia politica e economica dell’Argentina tra XX e XXI secolo

«Il famoso curatore del Louvre, Jacques Saunière, raggiunse a fatica l’ingresso della Grande Galleria e corse verso il quadro più vicino a lui, un Caravaggio. Afferrata la cornice dorata, l’uomo di settantasei anni tirò il capolavoro verso di sé fino a staccarlo dalla parete, poi cadde all’indietro sotto il peso del dipinto». Con queste parole si apriva il romanzo thriller di Dan Brown, Il codice Da Vinci; un vero e proprio best seller internazionale che ha venduto oltre 80 milioni di copie in tutto il mondo.

No, non vogliamo parlarvi qui del libro che tanto scalpore ha fatto nei primi anni 2000; se è questo quello che vi state chiedendo. Abbiamo voluto però citarlo perché la notizia diffusa pochi minuti fa alle maggiori agenzie di stampa da Silvano Vinceti, presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, potrebbe benissimo costituire lo spunto per una nuova indagine del professor Langdon.

«Un cane con guinzaglio sovrasta le figure umane nella “Vergine delle Rocce”», stamattina con queste parole Vincenti ha annunciato quella che può essere già definita una sensazionale scoperta. «Quel cane è l’atto di accusa di Leonardo Da Vinci contro la corruzione del Papato dell’epoca»; ha poi continuato. La scoperta è stata fatta da Roberto Biggi, ricercatore del Comitato, grazie al ricorso alle tecnologie più avanzate fornite dall’informatica. In particolare, ad essere risultati preziosi sono stati una lente di ingrandimento speciale che ha permesso di riesaminare attentamente ogni cm del dipinto ed un photoshop avanzato, in grado di fare sovrapposizioni, scomposizioni e ricomposizioni.

Nella tavola, Leonardo sviluppa il tema dell’Immacolata Concezione inserendo il gruppo della Madonna col Bambino e san Giovannino, assistiti dall’angelo Uriele, davanti ad un anfratto roccioso. Secondo i più famosi critici d’arte si tratta di una metafora del manifestarsi del volto della Vergine tratta dal “Cantico dei Cantici”, assai frequente nell’iconografia mariana. Il contrasto fra l’oscurità del fondo ed i bagliori emanati dalle figure, contribuisce poi a dare ad ognuna di esse il valore di un’apparizione.

La figura più importante della pala è sicuramente quella di Maria che veglia e protegge il Bambino Gesù con la mano sinistra ed abbraccia san Giovannino con la destra. Secondo una leggenda popolare Cristo e il Battista, entrambi scampati alla strage degli innocenti, si sarebbero incontrati durante la fuga in Egitto e in quella circostanza san Giovannino, sotto la protezione dell’angelo Uriele, avrebbe reso omaggio al Bambino, rivendicandone la benedizione.

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