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Campi Flegrei, la macchina dell’emergenza c’è, ma quanto funziona?

Campi Flegrei a pochi giorni dalla scossa più forte degli ultimi 40 anni si fanno i conti sulla macchina degli aiuti sempre inefficiente.

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Campi Flegrei scossa peggiore da 40 anni

Campi Flegrei, a pochi giorni dal terremoto si fanno i conti con la macchina degli aiuti… Magnitudo 4.7, la più forte degli ultimi quarant’anni. Ventisei feriti, trecento sfollati, crolli, un costone che si stacca e centra un’auto in transito. Di fronte a questo scenario, la macchina istituzionale si è messa in moto con la consueta liturgia: Prefettura che convoca il Centro coordinamento soccorsi, Regione che attiva la Protezione civile, sindaci nei Centri operativi comunali, un’Unità di crisi nazionale coordinata dal capo della Protezione civile. Tutto secondo protocollo. Il problema è che il protocollo, questa volta, arriva troppo tardi.

Campi Flegrei e la crisi

Perché i Campi Flegrei non sono una sorpresa. La crisi bradisismica è in corso dal 2005, e già a maggio un sisma di magnitudo 4.4 aveva imposto lo stato di mobilitazione regionale. A giugno si è persino svolta un’esercitazione per testare il piano speditivo di emergenza, quello che in teoria dovrebbe gestire l’evacuazione di 550mila persone dalla zona rossa. Sulla carta, tutto previsto: un decreto legge per la riqualificazione sismica, un commissario straordinario nominato, regioni come l’Emilia-Romagna pronte ad accogliere decine di migliaia di evacuati. Nella pratica, la notte del 31 luglio centinaia di famiglie hanno dormito in auto senza sapere dove andare, mentre i tecnici cominciavano solo allora a ispezionare i costoni a rischio crollo.

Stato, Regione e Comuni sono stati efficienti?

Lo Stato rivendica mezzo miliardo di euro già stanziati. La Regione annuncia un milione per l’autonoma sistemazione degli sfollati e sopralluoghi urgenti sui costoni pericolanti. I Comuni allestiscono aree di accoglienza in emergenza. La Protezione civile monitora, coordina, comunica. Ma tutto questo arriva a sisma già avvenuto, mai prima. Anni di esercitazioni e piani speditivi non hanno impedito che via Savino Vitagliano restasse un costone a rischio fino a quando non è quasi diventato una tragedia.

Il sindaco di Pozzuoli alza la voce

Il sindaco di Pozzuoli lo ha detto senza troppi giri di parole: i sottoservizi andavano riorganizzati molto prima di lui. È la sintesi perfetta di uno Stato che sa, pianifica, esercita, e poi si scopre sempre impreparato quando il piano dovrebbe davvero funzionare. Ai cittadini flegrei, nel frattempo, resta l’ennesima notte all’addiaccio e la sensazione di dover badare a sé stessi.