Il timido”ringhio”

Clima surreale allo stadio San Paolo ieri; lo sciopero del tifo, quello degli ultrà, l’ultima di Ancelotti sulla panchina, il presidente in tribuna con il serafico sorriso per una beata parentesi di una partita vinta dopo nove, di soli pareggi (7) e sconfitte (2) e di una gara giocata con la porta dischiusa dalla quale spuntava la testolina di Gennaro Ivan Gattuso che l’immaginazione ci costringe a pensare intimidita all’idea, del peccato di lesa maestà che si apprestava a consumare ai danni del suo mentore e maestro Carletto Ancelotti; lui, di solito truce e di “ringhiosa natura”. Una scelta, che a dispetto della signorilità del mister e della sua natura paciosa, non poteva, non essere fatta da Aurelio De Laurentiis che seppur da lontano – è tornato dagli USA ieri l’altro-, si è reso conto che si aveva a che fare, innanzitutto con un fallimento tattico, che ha avuto prodromi in appuntamenti importanti della scorsa stagione, prime fra tutte il quarto di finale con il Milan di coppa Italia- con Gattuso avversario- (il destino) e la gara di andata di quello in Europa League, con l’Arsenal, entrambe perse per 2-0. Un modulo il 4-4-2 che oltre a non essere, risaputamente, nelle corde degli orfani “sarristi”, schierava agli esterni davanti, due attaccanti puri, che fino a pochi mesi prima occupavano, nella scacchiera del campo, le file offensive nel 4-3-3 di Maurizione. Ecco dunque che Insigne, Callejon, ma anche Verdi ed Ounas, dalla scorsa stagione, erano e sono stati “ridotti” a fare i centrocampisti, con il solo Allan a mordere le caviglie e recuperar palloni, con danno evidente dell’equilibrio di squadra, che andava a farsi benedire. Si è portati a pensare che sin quando le reminiscenze dei dettami tattici del predecessore hanno retto – la circolazione di palla, il suo continuo possesso e le giocate imparate a memoria dagli attaccanti-, gli azzurri hanno tenuto botta mentre più tempo passava, più la squadra diventava di Ancelotti, meno si riusciva a fare gioco. L’epilogo è sotto gli occhi di tutti e lascia tutti con un sapore amaro in bocca per una scelta, quella del mister di Reggiolo, che a tutti sembrava illuminata ma che a posteriori (siamo tutti bravi) ha tradito immediatamente le attese con una campagna acquisti (con tutto il rispetto dei giocatori arrivati) che già nella scorsa stagione era troppo, tremendamente “Aureliana” e proprio per niente “Ancelottiana”.

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