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sabato, 2 Luglio 2022

No Look: el Futebol en Bolivia

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Alessandro Montano
Aspirante giornalista sportivo distante un pallone dalla normalità. Crede in un Calcio fatto di domeniche in gradinata e di partite "sventurate" tra amici. Passione, divertimento e spirito di aggregazione la Trinità da rispettare. Sogna di diventare una delle grandi voci della comunicazione sportiva.

Da un paese che si trova nel perfetto centro geografico del Sud America e che è completamente diviso in due dalle Ande, non puoi aspettarti che tutto ciò che ne faccia parte, calcio compreso, rientri nella concezione di “ordinario”.

L’esempio più esplicativo è lo stadio Hernando Siles di La Paz, dove la nazionale boliviana gioca le sue partite interne. Piccolo dettaglio da menzionare: lo stadio è situato abbondantemente oltre i 3600 metri sopra il livello del mare. Praticamente, quindici minuti di gioco a quella altezza corrispondono a quarantacinque in un qualunque stadio europeo. Infatti, non è un caso che puntualmente la nazionale boliviana strappi in casa le sue qualificazioni.
Al Siles di La Paz, nel primo aprile del 2009, in un match valido per la qualificazione al mondiale sudafricano del 2010, la Bolivia travolse l’Argentina di Diego Armando Maradona per sei a uno, dinanzi a più di quarantamila spettatori, ottenendo uno dei risultati più clamorosi della storia del calcio boliviano.

Come ogni paese latino che si rispetti, il campionato nazionale è amatissimo. Ne fanno parte dodici squadre e vengono assegnati due titoli nazionali all’anno. La stagione, infatti, è divisa in due parti: il periodo che va da febbraio a giugno, viene detto apertura, mentre quello che va da agosto a dicembre, viene detto clausura.
La squadra più titolata, con ben diciannove successi, sono i ragazzi del Bolívar, una delle tante controparti calcistiche di La Paz. Detentori dell’ultimo campionato di apertura, hanno staccato di quattro punti la seconda classificata, l’Oriente Petrolero e buona parte del merito è da assegnare senza alcun dubbio al capocannoniere della squadra e del campionato, Jaunmi Callejón. Sì, l’altro Callejón, il gemello del ben più noto José Maria in forze al Napoli di Benitez.

Il calcio boliviano, poi, è capace anche di regalarci storie al di fuori della logica comune. Il Coroico è una squadra di basse categorie, eppure è una delle più odiate del paese. Quando capita una partita di livello, le squadre avversarie hanno, per usare un eufemismo, qualche problematica nell’affrontare la trasferta. Già, perché il paesino si trova a cento chilometri da La Paz, di cui ottanta percorribili esclusivamente su di una mulattiera, senza parapetto e con uno strapiombo di oltre duecento metri. Nota da ricordare: le statistiche viaggiano attorno ad un incidente mortale al giornoLe trasferte in elicottero, però, costano troppo per gli standard boliviani, così tocca andare in pullman, eppure le squadre avversarie rimangono quasi sempre propense a mandare le rappresentanti giovanili, perché a quanto pare non è che sia molto conveniente far scorrazzare la prima squadra su e giù per Carretera de la Muerte.

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