Il boss Zagaria, furioso, impreca contro il giudice

Il boss Zagaria, nel corso del processo, infuria contro i legali, disconoscendo qualsiasi autorità al magistrato Dda e imprecando contro il giudice a cui nega il permesso di nominare le sue nipoti

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Michele Zagaria

Il 7 dicembre 2011, fu arrestato uno dei capo clan più pericolosi d’Italia, il leader dei casalesi Michele Zagaria, scovato all’interno di un bunker, situato al di sotto di un’abitazione a Casapenna.

E’ di stamane la notizia secondo cui, durante il suo processo, il boss Zagaria avrebbe sferrato duri attacchi ai legali presenti e allo Stato che tenta l’ingenua missione di rieducarlo.

Il capo clan ha innanzitutto tolto al magistrato Dda ogni autorità, affermando che, secondo la sua opinione, non sarebbe altro che un signore qualsiasi, capitato lì per caso, e scatena la sua rabbia contro un giudice che non deve neppure azzardarsi a nominare le sue nipotine.

Zagaria ha infatti dichiarato che:”Non permette a nessuno, tantomeno al signor Maurizio Giordano di menzionare i nomi delle sue discendenti.”

All’interno del carcere di L’Aquila, il boss rivendica le leggi del clan mafioso secondo le quali “i bambini non si toccano”, domandando alla polizia di instaurare un collegamento con il carcere di Aversa, richiesta seguita da una minaccia verbale dello stesso.

Per il capo clan, difatti, se non fossero state seguite le sue direttive che avrebbero previsto  prevedevano l’instaurazione di una connessione col carcere aversano, sarebbe successo il finimondo.

Sul finire, viene quindi soddisfatta la sua richiesta e durante l’udienza viene ascoltato il maggiore della Dia, Fabio Gargiulo, il quale ha svolto le indagini riguardanti le tre cognate dell’imputato.

Le tre donne rispondo ai nomi di Francesca Linetti, residente a Cremona, la consorte di Zagaria; Paola Martino e Tiziana Piccolo, condannate a tre anni di carcere, per ricettazione.

Seguiranno aggiornamenti.

 

 

 

 

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