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Borghi disabitati: Apice Vecchia è tra i più suggestivi

I borghi e i paesi disabitati in Italia ammontano a circa 6000, numerosi sono molto suggestivi, altri sconosciuti anche da chi abita nei pressi di quelle località. Uno tra i più belli è il bordo di Apice Vecchia, ormai abbandonato dal 1980. Il motivo dell’abbandono? Un terremoto che non poteva e non doveva essere ignorato, ma torniamo un po’ più indietro.

Borghi disabitati: Apice Vecchia, vicina a Benevento e sola dal 1980

Apice Vecchia è tra i borghi disabitati più belli dell’Italia e della Campania. Il borgo oramai è abitato da amici a quattro zampe e da quelli che sono i ricordi di chi ha sempre vissuto lì. Il luogo si trova nella provincia di Benevento, è situato a 12 chilometri dalla provincia.

È stata costruita undi, Marco Apicio fu incaricato della questione. La fine del borgo è stata segnata una sera d’agosto nel 1962 alle 19:30 per via di due scosse di terremoto del VI e VII grado della scala Mercalli.

I due terremoti non distrussero il paesino, ma causarono la morte di 17 persone e, per la paura di ulteriori crolli, di altre vittime e di altri terremoti simili, il Ministero dei Lavori Pubblici ne sanzionò e obbligò lo sgombero.

Molte sono state le persone che decisero di far resistenza davanti all’obbligo restando a vivere laddove erano cresciuti, nella propria terra. Furono 6500 gli abitanti che realmente andarono via lasciandoci un pezzo delle loro vite e delle loro storie che diventarono parte del borgo fantasma.

Nonostante molti andarono via, ci furono i cittadini più caparbi che trasgredirono il divieto ignorando i pericoli sia a livello di legge sia a livello di crolli che subivano. Questo rende una parte del borgo diverso a livello stilistico, quasi più moderno e rende ancora più affascinante la città fantasma.

Le persone restano a vivere lì per altri 18 anni, quasi due decenni, in cui non è successo nient’altro che facesse temere la loro presenza nel luogo. Nel 1980, purtroppo, ci fu un secondo terremoto. Il borgo costruito su un suolo molto sismico ebbe la meglio su chi voleva restare ancora lì e non abbandonare la terra. Il terremoto dell’Irpinia del 1980 fu particolarmente violento e costrinse anche i più coraggiosi alla fuga ed alla resa.

La natura ha fermato per ben due volte Apice Vecchia e la seconda sarebbe stata anche la definitiva. Creando due spettri uguali e diversi della cittadina.

Il paese è stato chiuso ufficialmente al pubblico da diversi anni, ma nonostante ciò sono tanti i fotografi che si recano nel borgo suggestivo per shooting ed altro, per cui non sempre si è certi di ciò che si osserva, talvolta potrebbero essere residui di scenografie create per occasioni particolari.

In conclusione sul borgo…

La sincronia tra passato e presente di cui Apice Vecchia è protagonista e crea un forte dialogo artistico e filosofico interessante, una forte dicotomia.

La suggestività del borgo non può restare lì, ignorata, senza esistere sotto lo sguardo di qualcuno.

Allo stesso tempo, la sua immobilità è la sola strada per preservarne l’originalità, le stanze singole e private sono un altro paia di manica: una volta entrati in una stanza, non si sa per quanto la sua suggestione può rapire un visitatore. La dicotomia tra le due vite, il loro rapporto, il presente ed il conflitto di interessi aprono le porte ad un possibile e difficile futuro.