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domenica, 29 Gennaio 2023

Balbuzie, il 22 ottobre si celebra la Giornata Mondiale d

La Giornata Mondiale delle balbuzie nasce con lo scopo di sensibilizzare e fornire le conoscenze adatte in merito a questo tema, per aiutare e sostenere tanto chi ne soffre, quanto le persone che hanno rapporti con chi ne è affetto

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La balbuzie è un disturbo del linguaggio che consiste nella fluenza interrotta di un dialogo e da involontarie ripetizioni e prolungamenti di suoni, delle sillabe o parole, caratterizzato da frequenti i o blocchi in cui la persona è incapace di esprimere verbalmente.

Tale disturbo colpisce indistintamente a seconda del sesso o dell’età, spesso ha inizio nel periodo dell’infanzia. Vi è, tuttavia, una maggiore incidenza per quanto riguarda gli uomini, in particolare nei bambini fino a 5 anni.

La balbuzie può essere accompagnata da sincinesie, vale a dire spasmi involontari di alcune parti del corpo, tic facciali o del collo, embolofrasie, etc.

Ancora oggi non esiste un parere unanime per quanto riguarda le cause del disturbo, altresì esistono determinati fattori di rischio: ereditarietà, genere maschile, caratteristiche genitoriali, etc. Oltre alla sintomatologia primaria, si evidenzia frequentemente una sintomatologia secondaria, infatti chi presenta balbuzie rimane spesso in solitudine, tende all’autoesclusione, e risulta spesso essere vittima di bullismo.

Lo scopo della Giornata Mondiale è di sensibilizzare la società in merito a questo diffuso aspetto vita, soltanto in Italia, infatti, colpisce più di un milione di persone, oltre che per garantire loro l’accesso alle terapie più adeguate al fine della sua mitigazione. In Europa ne soffrono 4,5 milioni di persone, un disturbo quindi che interessa tra il 4% e il 5% della popolazione.

Tutti noi abbiamo l’opportunità di aiutare una persona affetta da balbuzie, mediante piccoli ed accorti gesti che ci suggeriscono gli esperti, quali: non completare le frasi o le parole che non non si riescono a pronunciare, sforzarsi di non dare peso alla situazione, non interrompere il contatto visivo; qualora si trattasse di un bambino evitare di fargli i complimenti quando riesce a dire una parola senza titubare. Ciò, infatti, produrrebbe l’effetto opposto, mettendo in luce il fatto che normalmente balbetta.

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