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venerdì, 9 Dicembre 2022

Attentato Istanbul: 11 morti

La Turchia sembra che non riesca a trovare pace a causa delle tensioni interne con i combattenti indipendentisti curdi del Pkk. Il mese scorso un’autobomba è esplosa contro un mezzo militare ed è costata la vita ad altre 8 persone.

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Cinzia Capezzuto
Collaboratore XXI Secolo.

Istanbul – 11 persone sono state uccise e 36 sono rimaste ferite in seguito all’esplosione di un’auto bomba al passaggio di una pullman della Polizia. Tra i morti ci sono 7 agenti di polizia e 4 civili. Dei 36 feriti, 3 sono in gravi condizioni.

L’ora dell’esplosione è stata intorno alle 8:40 tra il bazar e l’università. Il luogo dell’attentato è una fermata dell’autobus situata in piazza Beyazit, la «Piazza della Libertà» meglio conosciuta con il nome della grande moschea ottomana e che tra gli anni Sessanta e Settanta è stato un luogo di proteste e attacchi terroristici tra i più gravi dell’era della grande tensione in Turchia. Attualmente, le autorità sono a lavoro al fine di garantire una maggiore sicurezza in queste ore di panico. Inoltre, i media turchi riportano che alcuni testimoni dichiarano di aver sentito anche alcuni colpi di arma da fuoco.

Purtroppo, la Turchia sembra non riesca a trovare una pace interna a causa delle forti tensioni con i combattenti indipendentisti curdi del Pkk. Il mese scorso un’autobomba è esplosa contro un mezzo militare ed è costata la vita ad altre 8 persone. Il 2016 non è un anno di pace, infatti, è iniziato con ben due attentati ad Ankara ad opera di alcuni scissionisti del Pkk, i Kurdistan Freedom Falcons, attentanti che hanno tolto la vita ad un’altra decina di persone.

Inoltre, alle tensioni già presenti nella società turca, bisogna aggiungere l’attentanto rivendicato dall’Isis, il 12 gennaio dove sono morti alcuni turisti tedeschi, in seguito all’esplosione di una bomba presso l’obelisco a Teodosio.

In realtà tra il PKK e il Governo Turco dal 2013 sarebbe in vigore un cessate il fuoco. Ma nel 2015 la Turchia ha interrotto la nuova tregua bombardando postazioni del PKK in Iraq e riaprendo le ostilità armate col gruppo curdo.

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