4shared
5.6 C
Napoli
domenica, 23 Gennaio 2022

Assolti imputati nel processo sangue infetto

Dopo oltre venti anni, assolti Poggiolini e altri otto imputati accusati di aver causato decessi attraverso l'immissione sul mercato di farmaci emoderivati realizzati con sangue di dubbia provenienza

Da non perdere

Sono stati assolti gli imputati nel processo sullo scandalo dei decessi che sarebbero stati causati da del sangue infetto.

Dopo oltre venti anni, Duilio Poggiolini, ex direttore generale del servizio farmaceutico nazionale del Ministero della Sanità e altri otto amministratori e dirigenti di aziende farmaceutiche sono stati assolti. L’accusa nei loro confronti era di aver causato decessi attraverso l’immissione sul mercato di farmaci emoderivati realizzati con sangue di dubbia provenienza.

Ma è stato dichiarato che “il fatto non sussiste”.

Il pubblico ministero Lucio Giugliano aveva chiesto l’assoluzione ritenendo che, nel corso delle indagini, non è stato possibile accertare quale emoderivato avesse specificatamente provocato il contagio del singolo paziente.

Contro la sentenza del giudice sono le parti civili, sostenute dagli avvocati Stefano Bertone ed Ermano Zancla.

L’accusa delle parti civili è stata di colpa generica e specifica per avere sottovalutato le misure di prevenzione che la comunità internazionale imponeva già all’inizio degli anni ’90; inoltre, sostengono che Poggiolini aveva favorito le aziende Sclavo e Farmaviagini.

A causa di questi farmaci, che sono stati prodotti e mandati in commercio, molti emofiliaci hanno contratto il virus Hiv o diverse forme di epatite. Questo a causa di emoderivati che, invece, dovrebbero fornire il “fattore ottavo”, quello mancante in caso di emofilia.

L’avvocato Luigi Ferrante, difensore di Duilio Poggiolini, dichiara di aver rilevato “con amarezza, che nonostante fosse chiarissima la normativa in questione, che riferiva la responsabilità dei controlli sugli emoderivati ad Organi ed Istituzioni diverse dalla Direzione Generale del Servizio Farmaceutico, siano stati necessari ben 23 anni per liberare il proprio assistito da una così pesante contestazione. Ciò al netto di ogni considerazione, sulla assenza totale di qualsiasi elemento probatorio concreto per ritenere sussistente un rapporto di causalità tra le infezioni ed i decessi, nonché sulla prova di condotte omissive in relazione ai protocolli amministrativi che venivano aggiornati tempestivamente e parallelamente ai progressi del mondo scientifico sulle procedure di inattivazione virale ed individuazione dei vari virus”.

image_pdfimage_print

Ultimi articoli