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venerdì, 27 Maggio 2022

Appello Unicef in Libia: “Bambini a rischio imminente”

"Uccidere, ferire e reclutare bambini, gli attacchi su strutture scolastiche, mediche e idriche, sono tutte gravi violazioni dei diritti dei bambini e devono cessare immediatamente”

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Sfollati 7.300 bambini dalle loro case a causa delle violenze nella parte occidentale della Libia. Altri 1.800 circa, hanno urgente bisogno di essere evacuati dalle zone in prima linea di combattimento.

L’allarme è stato lanciato oggi in una dichiarazione congiunta del direttore generale dell’Unicef, Henrietta Fore e del Rappresentare speciale del Segretario generale dell’Onu per i bambini ed i conflitti armati, Virginia Gamba.

Nel complesso sono circa 500.000 i bambini finora coinvolti in tutta la parte occidentale del Paese.

In una di Fore e Gamba  si legge: “Un numero crescente di bambini è a rischio imminente di ferite o morte a causa dell’escalation dei combattimenti, i peggiori degli ultimi anni, a Tripoli e dintorni. Ricordiamo a tutte le parti in guerra in Libia l’obbligo di proteggere i bambini in ogni momento, nel pieno rispetto del diritto internazionale. Uccidere, ferire e reclutare bambini, gli attacchi su strutture scolastiche, mediche e idriche, sono tutte gravi violazioni dei diritti dei bambini e devono cessare immediatamente”.

“Esortiamo inoltre – continua la nota – un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli per tutti i bambini bisognosi, e un cessate il fuoco per consentire ai civili di lasciare in sicurezza le aree in conflitto. I bambini che vi sono intrappolati rischiano di finire il cibo e di perdere l’accesso alle cure mediche. Non potendo lasciare queste zone, non possono cercare protezione o assistenza in tutta sicurezza”.

L’Unicef ritiene necessario il rispetto del principio del non respingimento. I minorenni non accompagnati, molti dei quali sono in transito nel paese, sono a rischio di gravi violazioni, tra cui il reclutamento, la violenza sessuale o il rapimento.

I combattimenti stanno anche privando i bambini del loro diritto all’istruzione. L’anno scolastico è, infatti, stato sospeso in tutte le scuole nelle zone colpite dal conflitto; sette istituti ospitano, in questo momento, famiglie sfollate.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari comunica inoltre che è salito a 27.000 il numero degli sfollati dall’inizio degli scontri armati a Tripoli. Inoltre comunica anche che molti dei civili sono riusciti a uscire dalle aree rischiose grazie agli “interventi delle Nazioni Unite, che hanno chiesto un passaggio sicuro per i civili in aree colpite da conflitti. Attraverso questo corridoio umanitario, anche i primi soccorritori hanno potuto assistere le persone che hanno deciso di rimanere nelle aree colpite per proteggere i loro beni”.

Secondo l’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) il bilancio dei combattimenti è salito a 240 morti e circa 1.4000 feriti.

Un medico dell’Amsi afferma che “almeno dieci delle vittime sarebbero, dalla fisionomia, combattenti europei. Sono tutti senza documenti, una prassi utilizzata in Libia per i combattenti stranieri”. Tra i combattenti ci sarebbero anche “francesi, russi e americani”.

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