30.8 C
Napoli
giovedì, 26 Maggio 2022

Apollo 7, 49 anni dal primo ammutinamento spaziale

11 ottobre 1968 parte la missione che spiana il terreno a quelle lunari. Il primo atto di insubordinazione spaziale registrato.

Da non perdere

Emanuele Marino
Giornalista pubblicista, nonché studente universitario iscritto alla facoltà di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II

Impresa riuscita al 101 per cento, in tal modo fu definita quella dell’Apollo 7, prima missione spaziale del Programma Apollo, dopo la morte dell’equipaggio dell‘Apollo 1 poco dopo la partenza.

Per la prima volta furono trasmesse alla Terra le immagini dello sbarco nello Spazio, con annesso un episodio particolare, un piccolo ammutinamento a bordo contro alcune direttive impartite da Houston.

La missione durò 11 giorni e aveva lo scopo di testare le capacità di rendimento della navicella e dell’equipaggio, nonché alla simulazione di alcune manovre di rendezvous della navicella. Gli esiti dell’esperimento furono fortemente positivi, tanto che furono condotti alcuni esperimenti in più.

Dopo 15 ore dal lancio iniziarono a manifestarsi i primi problemi. Il comandante Walter Schirra manifestò i sintomi di un brutto raffreddore, che infettò subito dopo i suoi due colleghi, Don F. Eisele e Walter Cunningham, sintomi che a gravità ridotta risultano essere ancora più fastidiosi, a causa dell’impossibilità del muco di fluire.

Altro problema fondamentale riguardava i pasti, non proprio esaltanti, e lo scarso rendimento del sistema di smaltimento dei liquami che avveniva tramite sacchetti “perfezionabili”, i quali facevano fuoriuscire cattivo odore, tanto che in 11 giorni furono utilizzati solamente 12 volte.

L’ulteriore problema si manifestò in seguito, per la questione dei caschi. Prima della preparazione per le fasi di rientro, l’equipaggio insisteva nel voler effettuare la procedura senza indossare il casco perché avrebbe impedito loro di soffiare il naso.

Il comandante Schirra temeva il danneggiamento dei timpani degli astronauti, anche il centro di comando espletò rimostranza perché, qualora ci fosse stata una perdita di pressione gli astronauti sarebbero morti, la perdita di pressione ipotizzata si verificò quattro anni più tardi con la Soyuz 11. Questa volta il comandante ebbe la meglio e il rientro avvenne senza caschi, ma l’atto di ammutinamento non passò inosservato, non permettendo più a nessuno dei tre astronauti di tornare nello spazio.

Questa missione fu però il trampolino di lancio per la Nasa che cominciò ad interessarsi all’impatto psicologico delle missioni spaziali e a prevedere supporto per i possibili disagi manifestati a bordo.

 

image_pdfimage_print

Ultimi articoli