Antichi mestieri Di Salvatore Savino

ANTICHI MESTIERI

Nella città di Napoli, sin dai tempi più antichi, esistevano, e taluni esistono ancora, mestieri particolari, o quantomeno mestieri chiamati con vocaboli specifici della lingua napoletana. Alcuni sono molto curiosi, e forse, ai più giovani, persino sconosciuti, ma proviamo a scoprirli: le vecchie botteghe di salumeria, quelle dove ancora i napoletani centellinano le loro spese, vengono chiamate, dall’unione di formaggi e olii, il Casadduoglio. Per gestire le persone inferme di mente, o comunque le situazioni ingarbugliate, occorre una persona capace e anche in grado, se è il caso, di usare la forza : ‘O Mastuggiorgio. Il nome deriva da un “curatore” del Seicento, Mastro Giorgio Cattaneo, che, all’Ospedale degli Incurabili, sosteneva che i malati mentali andavano curati sfruttando la loro stessa forza bruta, per cui li sottoponeva a sforzi e fatiche indicibili, o li percuoteva con un bastone, o, paradossalmente, per reintegrarne le forze, li riempiva di uova, anche a decine. Un altro mestiere caro ai vecchi partenopei era il solachianiello, il ciabattino. Le calzature più semplici e rudimentali si componevano di una sola, quindi la suola, e la chianella, una sorta di calzatura a pantofola. Con l’aiuto di pochi chiodini, le cosiddette semmenzelle, l’uomo riparava velocemente eventuali rotture delle calzature dei passanti, ed è per questo che i negozi di ciabattino si chiamavano “ rapida “.

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