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sabato, 8 Maggio 2021

Antibiotico-resistenza UE, un record tutto italiano: conseguenze e prevenzione

Antibiotico-resistenza: un riccio globale che richiede strategie condivise

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Un primato da perdere al più presto: l’Italia è il primo paese dell’Unione Europea per numero di morti legato all’antibiotico-resistenza.

Dei 33.000 decessi che avvengono nell’UE ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, oltre 10.000 si registrano soltanto nel nostro Paese. È quanto riportato dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità) che in un rapporto epidemiologico, seppur in presenza di un “trend in leggero calo“, ha individuato un’elevata prevalenza di ceppi batterici resistenti e mortalità, attribuibile proprio all’antibiotico-resistenza.

Seguendo le raccomandazioni delle istituzioni internazionali, in Italia, nel 2017 è stato approvato il “Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020” contenente le strategie utili a contrastare il fenomeno a livello locale, regionale e nazionale, in accordo con gli obiettivi dei piani di azione dell’OMS e dell’UE.

In Italia, secondo un rapporto pubblicato a Dicembre 2020 dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e riferibile al 2019, le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto patogeni sotto sorveglianza (Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa e Acinectobacter species), si mantengono oltre la media europea.

Per giunta, gli oltre 2.000  casi diagnosticati nello stesso anno – dato perseverante – di infezioni nel sangue causate da batteri produttori di carbapenemasi (CPE), vale a dire di enzimi che distruggono i carbapenemi (una classe di antibiotici ad ampio spettro), vanno ad evidenziare la vastissima diffusione del fenomeno in Italia. I dati provengono dai sistemi di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, quello relativo alla “sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza (AR-ISS) e quello relativo alla “sorveglianza delle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi“.

Questa sorveglianza è basata su una rete di laboratori di microbiologia ospedalieri distribuiti su tutto il territorio nazionale che, annualmente, forniscono all’ISS i dati di antibiotico-resistenza relativi ad un selezionato gruppo di microrganismi isolati da infezioni importanti dal punto di vista clinico (batteriemie o meningiti). Per ogni microrganismo, l’attenzione è posta prevalentemente su alcuni antibiotici o classi di antibiotici particolarmente significativi in terapia.

La sorveglianza permette di monitorare di anno in anno l’andamento dell’antibiotico-resistenza in Italia analizzando i dati provenienti da laboratori ospedalieri presenti in tutte le regioni italiane.

Purtroppo, il nostro Paese detiene il triste primato, nel contesto europeo, della mortalità per antibiotico-resistenza – dichiara Annalisa Pantosti, Responsabile della Sorveglianza AR-ISS  – “Infatti, dei 33mila decessi che avvengono in Europa ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, oltre 10mila succedono in Italia”.

Gli ultimi dati disponibili – continua – mostrano che i livelli di antibiotico-resistenza e di multi-resistenza delle specie batteriche sotto sorveglianza sono ancora molto alti, nonostante gli sforzi notevoli messi in campo finora, come la promozione di un uso appropriato degli antibiotici e di interventi per il controllo delle infezioni nelle strutture di assistenza sanitaria”.

Gli antibiotici sono una risorsa importantissima per la salute, poiché, fin dagli albori della loro scoperta, hanno contribuito in modo determinante ad impedire la diffusione delle infezioni batteriche, riducendone al minimo le complicazioni gravi. Molte delle malattie infettive che non erano curabili in un’epoca precedente all’uso degli antibiotici oggi lo sono più facilmente.

Negli ultimi anni, però, antibiotici che erano comunemente utilizzati per curare le infezioni batteriche (come, ad esempio, la penicillina nella polmonite) sono divenuti meno efficaci o non funzionano più a causa dell’uso inappropriato che ne è stato fatto nel corso del tempo. Il fatto che i batteri sviluppino resistenza ad un antibiotico è un naturale processo evolutivo, tuttavia questo fenomeno è accelerato e aggravato da un uso eccessivo e scorretto del farmaco. Ogni batterio che sopravvive ad una cura antibiotica può diventare resistente alle cure successive, moltiplicarsi e trasferire la propria capacità di resistere agli antibiotici ad altri batteri.

Il rischio di essere infettati da batteri antibiotico-resistenti riguarda non soltanto gli individui che assumono gli antibiotici in modo improprio, ma anche coloro che saranno successivamente contagiati da quegli stessi batteri.

Un colossale problema proviene da batteri che diventano resistenti a più antibiotici contemporaneamente (multi-resistenza) poiché in questi casi trovare una cura diventa impresa piuttosto ardua.

L‘antibiotico-resistenza oggi è uno dei principali problemi di sanità pubblica a livello mondiale e nel corso degli ultimi decenni, gli organismi internazionali (tra i quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) -, hanno prodotto raccomandazioni e proposto strategie finalizzate a contenere il fenomeno con un approccio “One Health” che considera in modo integrato la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente.

Si può favorire la creazione di “super batteri” antibiotico-resistenti quando:

  • si usano gli antibiotici senza prescrizione medica;
  • non si rispettano gli intervalli di tempo tra una dose e l’altra: gli antibiotici vanno presi a intervalli regolari; se ci si dimentica una dose, bisogna prenderla appena possibile. Se, tuttavia, si è vicini all’orario della dose successiva, è meglio evitare di prendere una dose doppia;
  • non si completa la cura (come prescritta dal medico) e si conserva l’antibiotico avanzato per un eventuale uso futuro;
  • si condividono con altri gli antibiotici rimasti inutilizzati;
  • si prendono antibiotici per curare infezioni virali (come il raffreddore o l’influenza) contro cui sono inefficaci.

Per prevenire lo sviluppo dell’antibiotico-resistenza è fondamentale limitare l’uso degli antibiotici ai casi in cui sono veramente necessari e seguire alcune semplici regole:

  • non chiedere antibiotici al proprio medico di famiglia se questo/a non li ha prescritti;
  • prendere gli antibiotici seguendo esclusivamente le indicazioni del medico;
  • completare l’intero ciclo di cura anche se ci si sente meglio;
  • chiedere al proprio medico come comportarsi se ci si dimentica di prendere una dose;
  • non assumere di propria iniziativa gli antibiotici avanzati da una precedente cura;
  • non usare mai gli antibiotici prescritti per un’altra persona;
  • non prendere mai gli antibiotici in caso di raffreddore e/o influenza.

L’assunzione di antibiotici contro infezioni batteriche leggere, come alcuni tipi di mal di gola, bronchiti o otiti, risulta spesso superflua poiché, nella maggior parte dei casi, per guarire è sufficiente l’azione del sistema immunitario.

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