Amphan, il super ciclone che sta terrorizzando l’oriente Con una velocità di 150km all'ora e un fardello di 84 morti, rappresenta il tifone più violento del secolo.

Amphan

Il 2020 non è iniziato nel migliore dei modi. Senza ombra di dubbio, il problema più grande che in questo arco di tempo ha caratterizzato l’intero globo, è la pandemia causata dal Coronavirus, originatasi nella città giapponese di Wuhan e poi diffusasi a macchia d’olio nelle varie parti del mondo. Oltre il virus, però, esistono anche altri fenomeni, che provocano la perdita di vite umane: è notevole, infatti, il bilancio in termini di vittime e di danni di un enorme ciclone, denominato Amphan e considerato come il più potente del secolo che si è abbattuto sul golfo di Bengala e sta distruggendo il Bangladesh e l’India orientale. È incredibile la violenza di questo ciclone: venti fino a 150 chilometri all’ora ed è già la causa di morte di circa 84 individui.

Per correre ai ripari e difendersi dai numerosi danni che il ciclone potrebbe causare, Bangladesh e India hanno evacuato circa tre milioni di persone, mentre altri non hanno potuto usufruire della corrente. Alcuni abitanti della costa di Bangladesh sono stati avvertiti e messi al sicuro, sono oltre 650 mila, invece, gli evacuati della costa indiana.

La situazione è molto complessa ed è peggiorata a dismisura con la pandemia del Covid-19. Per difendersi dall’arrivo del ciclone, sebbene le rigide norme restrittive ormai attive da otto settimane per combattere l’epidemia del virus, numerose persone si sono riunite in piccoli rifugi.

I cittadini della capitale dello stato indiano del Bengala occidentale, Calcutta, si sono svegliati in una condizione complicata: le strade erano totalmente allagate e le TV hanno mostrato le immagini dell’aeroporto inondato. Addirittura, il primo ministro del Bengala occidentale, Mamata Banerjee, considera il ciclone Amphan un evento ancor più grave del Coronavirus.

Sono 14 milioni gli individui rimasti senza energia elettrica nella città orientale di Kolkata, dove l’aeroporto è stato chiuso per garantire la sicurezza, dopo la notizia dell’arrivo del tifone, e molte strutture del centro sono state distrutte. Due gli hangar che sono crollati, danneggiando gli aerei che erano all’interno. Alte onde si sono poi abbattute contro una diga a Digha, località balneare del Bengala occidentale e nella regione di Sunderban, zona nella quale si trova un’enorme foresta di mangrovie tra l’India e il Bangladesh.

Malgrado i danni arrecati e le difficoltà provocate dal super ciclone, ci si augura che al più presto la situazione possa migliorare per poter procedere alla ricostruzione e riprendere i ritmi della normalità.

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