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mercoledì, 19 Gennaio 2022

Amnesty International chiede Stop alla tortura

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“Ci sono urla che i governi non vogliono sentire”. Compare questa frase nel video che sensibilizza alla nuova iniziativa di Amnesty International: “Stop alla tortura”. La campagna è di portata mondiale, messa in atto dalla nota organizzazione per i diritti umani. Il ‘j’accuse’ di Amnesty International riguarda i governi di ogni parte del mondo, rei, stando a quello che afferma l’organizzazione, di praticare ancora la tortura, tradendo di fatto la Convenzione delle Nazioni Unite stipulata 30 anni fa.

Era il 10 dicembre del 1984 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si dichiarava ufficialmente contraria a qualsiasi forma di trattamento crudele, disumano o degradante dell’individuo. A tal proposito, la Convenzione chiedeva a ogni Stato di incorporare il crimine di tortura all’interno della propria legislazione e di non utilizzare nei processi dichiarazioni estorte con la violenza. Sembrava tutto chiarito, ma evidentemente non è stato così. Si è perciò reso necessario un nuovo intervento per ricordare a tutti le decisioni prese in passato, come ha sottolineato durante la conferenza stampa di presentazione di questa campagna il Presidente di Amnesty Antonio Marchesi: “quella Convenzione era stata il prodotto di una campagna di Amnesty International contro la tortura. È disarmante rendersi conto che, nonostante i progressi fatti da allora, 30 anni dopo ci voglia un’altra campagna di Amnesty International affinché sia rispettata”.

Le ricerche condotte dall’organizzazione hanno portato a stilare dei dati molto espliciti. Nell’84 hanno firmato la Convenzione 155 paesi. Sono stati indagati 142 di questi e si è arrivati alla conclusione che ancora oggi la tortura viene utilizzata in 79 paesi. Il numero sale a 141 se l’analisi viene fatta non solo sull’ultimo anno, ma sull’ultimo quinquennio. Chi pratica la violenza non difetta nemmeno di fantasia. Sempre stando alle ricerche di Amnesty infatti, sarebbero circa 27 i metodi utilizzati per la tortura. Si va dai pestaggi alla privazione di acqua e cibo, passando per minacce ai familiari, stupro, frustate e finte esecuzioni. L’impegno dell’organizzazione sarà concentrato prevalentemente in cinque Paesi dove la tortura rappresenta una pratica molto diffusa. Si tratta di Messico, Filippine, Marocco, Nigeria e Uzbekistan. Sbaglia però chi pensa che questo sia un aspetto che non riguarda il nostro paese. Anche l’Italia infatti, è finita nel mirino di queste ricerche. Al governo dello stivale verrà chiesto di colmare un ritardo lungo 25 anni introducendo il reato di tortura nel codice penale. Nuovi impegni affinché la tortura non sia “assolutamente proibita, universalmente praticata”.

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