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Allo Zevallos va in scena l’arte fiamminga

Dopo aver dato la possibilità di portare Picasso e non solo nel cuore del capoluogo campano, una mostra come quella allestita da Ernesto Denunzio e Gabriele Finaldi, non può che presentarsi come uno scavo archeologico in nome dell’arte e della storia della Napoli negli ultimi anni del Seicento, attraverso la collezione della famiglia fiamminga dei Vandeneynden.

Nell’allestimento della mostra visibile fino al 7 gennaio 2019, grazie al contributo di enti museali internazionali, come El Prado di Madrid, il Museum of Fine Arts di Houston, Los Angeles County Museum of Art la Pinacoteca di Brera e il Real Museo di Capodimonte, solo per citarne alcuni  e collezioni private di grandi cultori, per la prima volta, nella dimora che ospitò la potenze famiglia di banchieri e mercanti fiamminghi dei Vandeneynden, ritornerà lo splendore di capolavori che fecero entrare lo stabile nella leggenda per le due collezioni, andate via via disciolte col passar del tempo tra eredi e nuovi acquirenti, pubblici e privati .

Il banchetto di Erode di Rubens, il Sileno Ebbro di Ribera, insieme ad altri capolavori di artisti del XVII secolo, quali Van Dyck, gli italiani Salvator Rosa e Annibale Carracci, torneranno ad ornare i silenzi e riempire gli occhi degli spettatori odierni dello sfarzo della tarda società dell’età del Barocco, che ebbe in Napoli, come attesta la frequentazione stessa tra alcuni di questi artisti con i membri della medesima potente famiglia.

Domenico Papaccio
Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."