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sabato, 2 Luglio 2022

Alex Britti all’Anfiteatro Campano

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Erminia Vocciahttps://www.21secolo.news
Ha conseguito la laurea magistrale in “Relazioni Internazionali” presso l’Università “L’Orientale” di Napoli, si interessa di politica mondiale e di temi legati al rispetto dei diritti umani. Ama leggere, viaggiare e conoscere culture diverse. Crede nell’ informazione come servizio per un mondo meno distratto e più consapevole.

DSC01637Sabato 27 settembre, ore 21:00 circa, la piazza antistante l’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere si è riempita nel giro di pochi minuti, sono migliaia le persone arrivate per Alex Britti, lo “zingaro felice” della musica italiana dal sapore un po’ blues.

Alex Britti da inizio allo spettacolo con uno dei suoi primi successi: “Gelido“, che se siete suoi fan non potrete non ricordare. “Ci sono cose che mi sembrano più vere ed altre che mi sembrano di plastica, ci sono cose che vorrei poter cambiare veramente, lo vuole tanta gente invece niente”: versi di qualche anno fa ormai, ma Alex non sembra essere cambiato molto. Un ragazzo diventato grande insieme alla sua chitarra, che porta con sé sempre lo stesso entusiasmo, lo stesso desiderio di sovvertire l’ordine delle cose, delle priorità di ognuno di noi e la stessa voglia di “far casino”, come dice lui stesso. Nelle sue canzoni c’è sempre stato qualcosa di originale, che l’ha reso diverso dagli altri: un mix di blues, jazz, e melodia all’italiana.

In scaletta una serie di successi vecchi e nuovi, tra cui anche “Bene così“, che da il titolo al nuovo album, e che per Alex è un regalo fatto a se stesso. Si riconosce fin dalle prime note: “Una su un milione”, la canzone che Alex ha scoperto piacere tanto ai bambini, e che la sua nipotina gli chiede di suonare ogni volta che la va a trovare: “Zio, mi suoni la mia canzone?” Ieri i fan di Britti l’hanno cantata insieme a lui, dall’inizio alla fine. Dopo qualche assolo di chitarra, quasi sovrannaturale, c’è anche un fuori programma: il duetto con Edoardo Bennato, che Alex definisce il suo migliore amico e a cui attribuisce la colpa di essere diventato un musicista, “Io ed Edoardo ci saliamo sul palco a vicenda”. Quando arriva il momento di “Solo una volta” il pubblico è già stato conquistato dalla sua bravura e dalla sua simpatia. Poi comincia la batteria, l’Anfiteatro trema, ma non crolla, tutti su di giri, neanche avessero bevuto settemila caffè. Ma è con “Oggi sono io” che sale l’emozione: Alex Britti è Alex Britti e non c’è niente da fare.

Io non so scrivere sms, lettere d’amore, io scrivo canzoni”. Alex in tutti questi anni ci ha donato un po’ di sé in ogni suo testo, le esperienze della sua vita le ha infuse nella sua arte, diventata per noi una compagnia, quando decidevamo di mettere su un suo cd magari a casa di amici, in macchina, o quando eravamo soli in camera. Ieri sera al pubblico di Santa Maria Capua Vetere, Alex Britti ha raccontato della sua passione per la musica, della prima chitarra avuta in regalo a 7 anni, della sua “fissa” per il jazz, della sua “intronata” per il blues, che l’hanno fatto viaggiare per Parigi, Amsterdam, Londra, e del suo ritorno “a casa” per ritrovare la melodia all’italiana di cui è ancora innamorato.

Se l’Anfiteatro ha resistito alla chitarra di Alex Britti, alla batteria di Giulio Rocca e al basso di Fabrizio Sciannameo, siamo sicuri che rimarrà in piedi per altri 2000 anni.

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