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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Alberto Moravia, ventotto anni senza il celebre autore

Alberto Moravia ventotto anni fa fu ritrovato morto nella sua casa romana, vani i tentativi di rianimarlo. Il celebre autore ha lasciato un'eredità di parole, pensieri, riflessioni, considerazioni, testimoniate dalle sue opere. Tra queste, la più famosa è certamente Gli indifferenti

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La mattina del 26 settembre di ventotto anni fa, Alberto Moravia fu trovato esanime nel bagno della sua casa di Roma, in Lungotevere della Vittoria. Vani furono i tentativi di rianimarlo, e fu così che uno dei più celebrati autori italiani del dopoguerra si spense ad 83 anni.  In realtà la figura del famoso scrittore italiano, è sempre viva nella memoria di chi ancora oggi legge e si perde nelle sue opere, tra le righe dei suoi libri.

Alberto Moravia, nacque a Roma il 28 novembre 1907, da padre veneziano e madre anconetana; in realtà, il vero nome del famoso autore è Alberto Pincherle, ma egli scelse come pseudonimo il cognome della nonna paterna, Moravia.

Tra i suoi capolavori ricordiamo “Gli Indifferenti“, ma anche “La ciociara”, “La romana” e “La noia”, portati sul grande schermo da registi del calibro di Vittorio De Sica (che con “La ciociara” portò all’Oscar Sophia Loren).

Alberto Moravia è stato un romanziere audace, oggettivo e lucido, un saggista accorto e sempre attento a ciò che scriveva, un cronista appassionato e un grande scrittore di viaggi, critico letterario e cinematografico finissimo. Era un intellettuale totale, che rivendicava un ruolo preciso nel dibattito culturale e sociale.

Attraverso i suoi libri, in particolar modo uno dei capolavori assoluti, ossia Gli indifferenti, è possibile cogliere e raccogliere a distanza di tempo, l’eredità che Moravia ha lasciato, una vera e propria testimonianza, una posizione letteraria precisa, qualcosa che va oltre le parole e si tramuta in consapevolezza di ciò che era e di ciò che sarà. Il realismo provocatorio de Gli indifferenti entra fin ai meandri della mente, attraverso la descrizione di una famiglia, che rappresenta la decadenza morale della classe borghese sotto il fascismo.

In opere come “L’attenzione”, 1965; “Io e lui”, 1971;  “Boh”, 1976; “La cosa”, 1983, i protagonisti sono ormai consapevoli di essere i persecutori di sé stessi, ma sanno anche che non troverebbero nessun interesse in una vita priva delle complicazioni intellettuali che trasformano gli ideali in teoremi da dimostrare e l’amore in erotismo.

A distanza di ventotto anni dalla morte di Alberto Moravia, si avverte la sua presenza come se, grazie all’eredità delle sue opere, si riuscisse a rivivere la sua essenza. Moravia ha creato un atelier di parole, grazie al quale i pensieri si stratificano e mescolano, permettendo di cogliere la vera essenza realistica delle cose, contornando gli aspetti di una realtà ingorda e ricca di avidità.

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