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Alberto Moravia il legame con il mare di Capri

Alberto Moravia celebre autore e poeta italiano, noto anche per la relazione sentimentale con Elsa Morante, più volte dichiarò il proprio amore per Napoli e Capri.

Moravia e sua moglie, Elsa Morante, a partire dagli anni Trenta soggiornarono proprio a Capri, e l’isola fu lo sfondo del loro rapporto, come si legge in una delle lettere di quel periodo: “Ad Anacapri ho avuto un momento di vera felicità quando dalla finestra della mia stanza ho visto la luna sorgere dietro il pendio del monte Solaro, sul mare. E paragonando questo sentimento di felicità con quello di tristezza che mi ha ispirato il ritorno a via dell’Oca dalla Svizzera, ho capito che era in parte almeno una cosa lega ai nostri rapporti: a via del’Oca sei sempre stata con me quasi unicamente ostile e invece a Villa Ceselle sei sempre stata quasi unicamente affettuosa.”

Alberto Moravia a Capri scrisse una delle sue opere più famose, Agostino; l’opera è il racconto di una vacanza trascorsa al mare, d’estate. Protagonista un ragazzo tredicenne, orfano di padre, che vive solo con la madre. Nella vicenda si intrecciano due temi fondamentali, le differenze sociali, e, soprattutto, la scoperta di un mondo che fino ad allora per Agostino era rimasto inesplorato, quello della sessualità. 

Il protagonista del racconto breve subisce nel corso della narrazione una evoluzione che lo porterà a crescere e ovviamente cambiare, così come mutano le prospettive e le relazioni vissute.

Come detto inizialmente, la storia si svolge al mare, elemento naturale che ha forte importanza per Alberto Moravia.

Il mare inteso come – distesa fluida – e non esclusivamente come elemento geografico, e contenitore di figure, metafore, esistenza, immagini, riflessioni. Nell’opera Agostino, scritta a Capri, isola meravigliosa del Golfo di Napoli, il mare assume una vera e propria identità letteraria, diventando coloritura allegorica e simbolica. 

Moravia indaga nell’animo del ragazzo e attraverso i suoi turbamenti ricrea nel lettore le stesse emozioni e sensazioni.

Lo stile moraviano va a frammentare quella serie di certezze ottenute dal protagonista, che si ritrova in balia degli eventi, tutto ciò che poi lo farà diventare un uomo.

Ricordiamo che nel Novecento, l’isola azzurra diventò patria di scrittori illustri ed intellettuali che la sceglievano come musa ispiratrice o semplicemente per trascorrere le proprie vacanze. 

Ecco perchè per l’autore Alberto Moravia Capri diventa un – focus operandi – simbolico ed emozionante al tempo stesso, che oltrepassa ogni limite oggettivo.

Per Moravia Capri non rappresentava il miraggio sul mare cui tutti propendevano, ma un luogo, dove prende forma un’opera di fondamentale importanza, che gli consentì di creare un rapporto con quel territorio.

“Le isole del nostro arcipelago, laggiù, sul mare napoletano, sono tutte belle.” Ribadì alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se Capri fosse la sua isola preferita.

Alberto Moravia: uomo, poeta e intellettuale

L’autore del Neorealismo italiano fece ritorno a Napoli dove soggiornò per circa un mese con Elsa Morante, scappando da Roma, occupata dai Nazisti. 

La Napoli di quel periodo come raccontato nella già citata intervista ad Elkann ebbe un’effetto: “Incredibile, perché era piena di soldati, piena di puttane, piena di negri. Malaparte ha descritto quella Napoli nella -Pelle, ma in modo sensazionalistico e alla fine giornalistico. Ma la realtà non è mai giornalistica: Napoli era per me la libertà ritrovata, qualche cosa di simile alla caduta delle bende da una ferita.”

Si può dire che oggi una delle cose che più manca di Alberto Moravia, oltre ovviamente alla sua presenza, è quell’intelligenza mista a conoscenza, che lo rendeva sicuro di sé e quasi schivo.

Una timidezza spesso scambiata per arroganza, la sua, quella di uno scrittore lucidamente uomo prima ancora che intellettuale.

Alberto Moravia con una netta inclinazione a intuire il bene, lasciandosi trasportare “involontariamente” dal male, in preda alla noia o all’accidia, ovvero la totale mancanza del riconoscimento di un nesso con il reale; descrittore implacabile della mediocrità borghese, contraddistinta da un vuoto interiore, visse anni felici sia a Capri (dove scrisse anche 1934, un’altra celebre opera letteraria) che a Napoli, come luoghi di evasione e d’amore.

Grazie al paesaggio partenopeo, alla frammentarietà e alla diversificazione degli ambienti propri dell’isola azzurra, Moravia riuscì con persuasività pedagogica di un racconto, a delineare la forza negata alla retorica del politico, la differenza tra la strada dell’umanesimo e quella della razionalità machiavellica, costruendo una realtà unica.

Semplicemente essendo se stesso.