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mercoledì, 5 Ottobre 2022

Agropoli: incantevole “città alta”

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Bianchi granelli di sabbia costeggianti un mare cristallino dai riflessi verdognoli, elevate e robuste torri di guardia intente a sorvegliare il territorio, il sapore gustoso di pizze servite in ceste di vimini, sfarzose e gioiose processioni in onore alla Madonna. Sono queste le caratteristiche che rendono tanto popolare Agropoli, antica località di matrice greco-romana ubicata nel cuore del Cilento, a ridosso del Mar Tirreno.

La sua storia nasce poco dopo quella della vicina Paestum, condividendo con essa l’origine classica e la sorte tormentata. La località fu dominata dapprima dai greci, dal VII fino al I secolo a.C. , epoca in cui cadde nelle mani dei romani. Il V secolo d.C. vide invece l’invasione dei Vandali, che costrinse la popolazione, inizialmente insediata nella parte bassa del territorio, a rifugiarsi nella parte deserta della località, cioè quella costituita da un’altura. Qui fu edificata una roccaforte con scopo di sorveglianza e difesa, e da quel momento la città fu denominata Acropolis, cioè “Città Alta”, da cui deriva il nome italianizzato di Agropoli. Un secolo più tardi la città, ormai ampliatasi a causa di un’ondata di profughi bizantini provenienti dalla Lucania, divenne sede vescovile. Dopo un vago tentativo di dominio della località ad opera dei Saraceni, la regione ritornò nelle mani del vescovo per restarvi per tutto il periodo medievale. L’epoca moderna fu scandita invece da conflitti che videro guerreggiare Aragonesi, la famiglia D’Avalos e vescovi autoctoni per ottenere il possesso del territorio. Durante il regno d’Italia e fino al 1927 Agropoli appartenne al mandamento di Torchiara, del circondatario di Vallo della Lucania.

Il centro storico della città, situato nella sua parte alta, conserva ancora gran parte delle mura del centro antico e il portale d’accesso del ‘600, al quale vi si accede tramite degli scaloni. Il portale è adorno di una croce di ferro indicante l’anno 1909, in ricordo delle sacre missioni compiute dalla popolazione agropolese e di uno stemma marmoreo dei Duchi Delli Monti Sanfelice, ultimi possessori della città. Il castello, a pianta triangolare e con tre torri circolari, sorge sul promontorio incastrandosi come un vertice dell’area del borgo antico. Esso protende fuori dal centro abitato, fungendo da fortificazione avanzata data la posizione più esposta ad assalti. Attorno alle mura esterne del castello vi è un fossato largo e profondo mentre attorno alle sue mura interne sorge su una roccia la piazza interna, oggi adibita a giardino e a teatro all’aperto. Sul lato ovest del castello vi è la “Sala dei francesi”, dove vi sostavano le truppe francesi di Napoleone. L’edificio è legato a due figure storiche: Luisa Sanfelice, personaggio della Rivoluzione Napoletana del 1799 e Marguerite Yourcenar, la quale menzionò il castello di Agropoli nel racconto “Anna, soror”.

La zona vanta la presenza di fari e torri costruiti per motivi bellici e di sicurezza, come Faro Punta Fortino, Torre S. Marco e Torre di S. Francesco. Il Faro Punta Fortino, fu costruito nel 1929 in stile veneziano. Ha un’intermittenza di 6 secondi ed è ben visibile dal lungomare S. Marco. Torre S. Marco, una delle tante torri di guardia edificate lungo la costiera tirrena per avvistare pirati, è distinguibile per la sua forma circolare, mentre la Torre di S. Francesco, ubicata accanto al Convento francescano del 1230, ha forma quadrangolare.

Agropoli è punteggiata da monumenti di alto valore storico-culturale. La costruzione della Chiesa Madre dei SS. Pietro e Paolo risale al 593. La tradizione vuole che la costruzione sia iniziata dopo aver ricevuto una lettera di papa Gregorio Magno che documentava l’approdo di S. Pietro e S. Paolo avvenuto nel borgo agropolese. L’edificio consta di un’unica navata, tre campane, pulpito e confessionali. La Chiesa di S. Maria di Costantinopoli invece, secondo la tradizione, fu eretta nel ‘500 a seguito del rinvenimento in mare della statua della Madonna che un gruppo di Saraceni aveva cercato inutilmente di portare via. L’edificio consta di due campane, un organo, un pulpito, un orologio e un presbiterio in marmo. La sua costruzione fu finanziata dai marinai della zona, i quali furono seppelliti nell’edificio stesso.

Nell’area vi sono anche monumenti commemorativi: il Monumento ai Caduti e il Monumento ai caduti in Mare. Il primo fu costruito e finanziato dal popolo nel 1924 per ricordare i soldati deceduti a seguito della Prima Guerra Mondiale, mentre il secondo fu edificato nel 1975 per commemorare la morte dei marinai autoctoni.

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