Chi di voi non ha mai cucinato o mangiato l’agnello per il giorno di Pasqua? Questa tradizione, radicata quanto discussa, è ormai consuetudine in tutte le regioni italiane. Nonostante l’incredibile tenerezza verso l’animale in sè che non è altro che il cucciolo di una pecora, l’agnello pasquale si consuma da sempre ed è il piatto che presenta forse più varianti sulle tavole pasquali degli italiani.
Abbiamo infatti un grandissimo numero di ricette pasquali a base di agnello:l’abbacchio a scottadito della cucina romana, l’agnello con uova e piselli della tradizione napoletana o anche l’agnello al forno pugliese. Non possiamo dimenticare l‘agnello al forno alla sarda, le costolette d’agnello impanate al forno oppure fritte, l’agnello con i carciofi, lo spezzatino d’agnello alla cacciatora e quello in umido.
Possiamo dire che però nei Vangeli l’agnello assume un significato completamente diverso. Spesso l’agnello era infatti Gesù stesso. Per questo motivo molti credenti pensano che mangiare l’agnello pasquale durante le festività non è proprio della tradizione cristiana. Il dibattito di Laodicea (165) sulla Pasqua ci parla proprio di questo.
Secondo alcuni Cristo ha compiuto il vero sacrificio e quindi quello pasquale degli Ebrei non aveva più senso. Papa Benedetto XVI nel 2017 aveva detto:“Il gesto nostalgico, in qualche modo privo di efficacia, che era l’immolazione dell’innocente ed immacolato agnello, ha trovato risposta in Colui che per noi è diventato insieme Agnello e Tempio.”
La tradizione dell’agnello pasquale si è mantenuta fino a noi, in particolare nelle zone dove si praticava più la pastorizia. Ci sono inoltre anche i cosidetti agnelli dolci, come nelle Marche e in Sicilia. Possiamo dire che in generale mangiare l’agnello durante la Pasqua era un’occasione per mangiare una carne di grande qualità.





