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martedì, 9 Agosto 2022

Addio Archie: i medici staccano la spina contro il volere dei genitori

Il dodicenne, in coma da mesi, se ne va oggi nonostante i tentativi della famiglia per impedire che si staccassero i macchinari

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Alle 12 e 10 di questa mattina il mondo ha detto addio ad Archie Battersbee.

Il piccolo, originario dell’Essex, ha lasciato questa terra dopo mesi di coma.

Il dodicenne era privo di conoscenza dallo scorso 7 aprile.

In questa data Archie era stato trovato nella sua abitazione privo di conoscenza dai suoi genitori, presumibilmente a causa di una sfida con gli amici su Tik Tok.

A nulla era valsa la corsa al London Royal Hospital, il bambino è entrato in uno stato di coma irreversibile.

Dopo o vari tentativi di salvataggio, il  verdetto devastante da parte dei medici:  «è nell’interesse del piccolo che il supporto vitale termini».

Una diagnosi a cui i genitori del ragazzo hanno tentato in tutti i modi di opporsi.

Troppo difficile rinunciare alla speranza, all’illusione che qualcosa potesse cambiare ridonandogli il sorriso del loro bambino.

Un sorriso che il destino ha spento troppo presto.

E così i coniugi Battersbee hanno iniziato la loro batta per impedire che le macchine che tenevano in vita il loro bambino venissero staccate.

Nei mesi scorsi nume gli appelli e le manifestazioni per opporsi a questa sentenza, i due si sono rivolti addirittura alla corte suprema.

Tutto vano, oggi Archie se n’è andato.

Alle 10 di questa mattina i medici hanno staccato la spina.

E così i suoi geni lo hanno salutato per sempre.

La mamma, che dal giorno dell’incidente non si era mai mossa dal suo capezzale, si dice una donna orgogliosa del suo bambino che ha lottato sino alla fine.

La vicenda ha scosso molto l’opinione pubblica, nazionale e internazionale.

Tema di scontro l’impossibilità fi un genitore di decidere della vita del proprio figlio in nome di una legge che tutela la dignità dell’ammalato.

Sull’argomento la signora Battersbee ha dichiarato: «È ingiusto e disgustoso, come genitori, non avere diritto sulla vita dei nostri figli».

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