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sabato, 3 Dicembre 2022

ABIO Napoli: intervista al Presidente onorario Nicola Giuliano

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Carmela Nappo
Collaboratore XXI Secolo.

ABIO, associazione per il Bambino In Ospedale promuove l’umanizzazione delle strutture ospedaliere, sdrammatizzando l’impatto dei bambini e delle famiglie con l’ospedale. I volontari ABIO, in collaborazione con i medici e operatori sanitari, cercano di rendere questa esperienza  emotivamente meno gravosa per i bambini, portando avanti un operato nobile che merita di essere conosciuto. Abbiamo avuto l’opportunità di parlarne con il Presidente onorario e fondatore dell’associazione ABIO Napoli, Nicola Giuliano.

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ABIO

Lei è Presidente onorario e cofondatore dell’associazione ABIO, la quale si occupa dell’assistenza e supporto dei bambini in ospedale. Ma come nascono associazioni quali Abio e in particolare ABIO Napoli? Qual è la struttura e il lavoro che c’è dietro?

«L’associazione Abio nasce nel ’78 a Milano, attualmente è una fondazione che raggruppate 65 abio italiane dal trentino alla Sicilia. Abio Napoli invece è sorta nel 2000 quest’anno festeggiamo i primi quindici anni. È nata per dare sostegno ai bambini in ospedale e ai loro genitori. Abbiamo oltre 450 volontari e abbiamo fatto oltre 30 corsi di formazione. La nostra associazione è fatta di volontari che sempre gratuitamente prestano un loro aiuto per poter portare avanti questa struttura abbastanza complessa e grande. I nostri volontari prima di diventare tali fanno prima un corso di formazione molto selettivo, con un tirocinio in ospedale affiancati da una tutor e poi diventano volontari effettivi, è un percorso di crescita che verifichiamo e controlliamo.»

Ad oggi, qual è la vostra presenza sul territorio campano?

«La nostra presenta sul territorio è capillare, siamo presenti in tutti gli ospedali pediatrici napoletani, in undici ospedali, e in questo momento anche in realtà di provincia tipo Frattamaggiore, Nola, Pozzuoli. Siamo presenti soprattutto al Santobono che è l’ospedale pediatrico più importante del Mezzogiorno, abbiamo oltre 65% dei nostri volontari che fanno un turno lì in ospedale. Fare il turno significa dedicare tre ore del loro tempo libero, per questa mission che è ‘giocare aiuta a guarire’. In effetti il nostro supporto fondamentale alla formazione dei nostri volontari si esplica principalmente sul gioco in ospedale, da qui la nascita di oltre 25 ludoteche, sale gioco all’interno dei reparti pediatrici e di tante altre strutture tipo il garden hospital al secondo policlinico o anche al primo policlinico, cioè ampi spazi che poi noi attrezziamo per lo svago dei bambini e anche per lo svago dei genitori.»

Lo scorso 26 settembre si è svolta l’undicesima edizione della “Giornata nazionale per amore, per ABIO”. Qual è lo scopo di queste giornate?

«Lo scopo di questa giornata è racimolare fondi per le nostre attività, stando su undici ospedali e 25  reparti si pensi a quanti materiali, quanti giocattoli servono ogni giorno. Questa giornata è una delle poche occasioni dove siamo in piazza facciamo presente la nostra mission e veniamo aiutati per poter andare avanti tutto l’anno.»

Al centro del vostro lavoro ci sono principalmente i bambini, ma la vostra controparte istituzionale sono le strutture ospedaliere. Com’è il vostro rapporto con loro?

«Il rapporto con le strutture ospedaliere è ottimale anche perché noi siamo anche di ‘supporto’ alle stesse direzioni sanitarie, perché aver allestito tante sale gioco significa risorse che non sono state tirate fuori dai vari presidi ospedalieri, quindi noi supportiamo anche l’opera dei presidi ospedalieri  allestendo a nostre spese sale giochi ed altri spazi.»

Come abbiamo detto lei è Presidente onorario e cofondatore di ABIO Napoli. Che responsabilità comporta tale ruolo?

«È una responsabilità importante, a fronte di un non contrattualizzazione perché nessuno di noi è contrattualizzato, perché esiste un consiglio direttivo all’interno del quale c’è chi si interessa degli arredi, chi si interessa dei volontari, chi dei progetti. A fronte di questo ci sono però delle responsabilità civili e penali alle quali ogni consigliere può andare incontro, occorre un’ esperienza tale da poter poi aiutare chi viene nel direttivo a agire nel solco della correttezza e della legalità. La fondazione di Milano comunque da l’input operativo tecnico legale a tutte le altre, quindi tutte le 65 ABIO legali teoricamente dovrebbero camminare alla stessa maniera.»

E dal punto di vista umano quanto le dà questo ruolo?

«Come persona è stata un’esperienza meravigliosa, ancora oggi sento dentro una passione infinita per questa mission. L’aspetto più bello, oltre ricevere il sorriso dei bambini e sapere di fare qualcosa di positivo per i bambini della nostra città, è anche il rapporto umano con i miei ragazzi, con i volontari, molto di loro si sentono gratificati dalla mia guida e molti di loro a distanza di anni anche se sono andati via mi ricordano con affetto e con gratitudine.»

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