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venerdì, 27 Maggio 2022

A un anno dal covid, quali sono oggi le abitudini alimentari?

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La pandemia ha messo in ginocchio tutti e tutto, comprese abitudini , esigenze e stili di vita.

Il covid, inevitabilmente ha incrinato i rapporti interpersonali, e con loro anche il rapporto con il cibo. Si, perché andare in quel ristorante che tanto amiamo non ci è stato più possibile, mangiare quella prelibatezza che adoriamo altrettanto; allora ecco che con il passare del tempo, ci siamo un pò in gruppo scorciati le maniche e abbiamo iniziato a fare da noi, cimentandoci in nuovi esperimenti culinari e nuovi “viaggi” in cucina.

Per i più pigri? Ovviamente soluzione delivery!

Questa situazione, incerta a livello mondiale, ha infatti modificato le esigenze, i desideri, le abitudini e le richieste: non esistono due percezioni totalmente identiche su un piatto o un ingrediente, le reazioni si sono fatte ancor più personali.

Il paradigma resistente è stato sempre lui: il cibo come coccola. Nel nostro privato abbiamo potenziato il concetto di mangiare meglio grazie al maggior tempo a disposizione, alla voglia di staccare il cervello e alla (ri)scoperta di ricette familiari.

Tutta questa situazione ha riportato il focus sulle cose più semplici, la comunicazione data dal piatto, ossia ciò che ci trasmette, è di grande immediatezza” concorda Eugenio Boer, noto chef milanese che ha diversi ristoranti. Anche noti siti di usi e consumi riportano risultati importanti tra chi si dedica da solo ed un altissima percentuale di popolazione che sceglie il delivery.

In linea generale la psicologia e con essa i consumi sono cambiati irrimediabilmente e il rapporto con ciò che mangiamo si è assestato di conseguenza.

Seppelliti dai lievitati casalinghi, trasformati in strateghi di spesa online e costretti a ragionare sull’organizzazione dei pasti per tutta la famiglia, abbiamo cercato conforto nell’unico elemento su cui il controllo era ancora disponibile: il cibo.

Il contenuto del piatto è l’ultima roccaforte quando sembra di non avere più il controllo del quotidiano” riporta Tatler Singapore.

In sintesi, nel crollo delle certezze da Covid, il cibo è diventato il modo per non perdere completamente la testa, una necessità da trasformare di volta in volta in edonismo, e gli effetti si sentono anche sul lungo termine.

Dunque potremmo chiamarla semplificazione gourmet, ovvero dare il massimo godimento con la minima fatica, la giusta levità nel desiderio di mangiare bene per stare bene. Edonismo che fa rima con benessere, consolazione, gusto, golosità.

È semplice da ordinare, semplice da riproporre a casa. La grande vittoria di questo delivery è nella linea dedicata e comunicata a parte, con l’idea di avere presto un punto vendita che si dedichi solo a quello. Per cui ci siamo ispirati quasi completamente a ciò che ci arrivava a casa e con molta passione e volontà lo abbiamo riproposto! Diventata poi tra le nostre abitudini preferite.

In conclusione riproporre in maniera fedelissima  quello che ci portano a casa con la modalità asporto sarebbe molto più salutare, certo non aiuteremo l’economia più di tanto, ma almeno ne guadagnaremmo di salute e benessere. Poiché ad ogni modo, il surgelato, il congelato e il frutto sono comunque cibi pericolosi, soprattutto quando ordinati da asporto.

Per la nostra salute dovremmo avere un occhio di riguardo e cercare di essere ancora più fantasiosi, con ricette fai da te invece che con cibi spazzatura ordinati da casa. La pigrizia non deve prendere il sopravvento. E le nostre abitudini devono ridimensionarsi.

Anche le palestre sono ancora chiuse, e non è certamente salutare e consigliabile non fare attività fisica, per cui molti dottori consigliano la corsa nelle aree verdi, gli allenamenti domestici e camminare più che possiamo, riducendo ai minimi termini l’utilizzo della macchina e dei mezzi, scegliendoli solo per necessità!

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