domenica 23 Giugno, 2024
21.2 C
Napoli

Articoli Recenti

spot_img

‘A Mmescafrancesca: pasta della tradizione partenopea

‘A Mmescafrancesca, dal dialetto napoletano si traduce come mischia Francesca. In cucina viene utilizzato spesso per criticare chi si lascia andare in abbinamenti errati o esagerati, ma può anche definire un’insalatona o una zuppa di ingredienti misti. Eppure ‘A Mmescafrancesca nasconde storie e leggende legate alla sua nascita.

Tra il 1200 e il 1400, a Napoli governavano gli Angioini. I monarchi promossero spesso delle vere e proprie giostre, ovvero delle riproduzioni di battaglie all’interno di un’area cittadina, che spesso terminavano con qualcuno che ci rimetteva la pelle.

In alcuni tipi di battaglie, molto comuni in Francia e molto pericolose, era comune che i partecipanti, pur di combattere, si preparassero come meglio potevano, utilizzando una serie di utensili per coprirsi.

Secondo alcune teorie, durante l’occupazione di Napoleone, coloro che non potevano permettersi di comprare la pasta ne recuperavano gli avanzi sul fondo dei sacchi dei nobili e li usavano per preparare zuppe e minestre di legumi. Così nasce la mesca francesca, ovvero la “mescolanza francese”, che secondo altre ipotesi veniva usata anche come espressione per sbeffeggiare le ricette francesi.

Inoltre anche i bottegai raccoglievano i frantumi avanzati di pasta – ai tempi prodotta sfusa – e li vendevano a un prezzo più basso. Nessuno poteva immaginare che da umile metodo di riciclo sarebbe diventato uno dei formati di pasta più apprezzati: la pasta ammiscata, ovvero la pasta mista.

Spaghetti, linguine, tubetti, sedanini, ziti, fusilli, maltagliati e così via. I diversi formati di pasta, corta o spezzata, si mescolano perfettamente per regalare una combinazione di consistenze che gratifica il palato, soprattutto in alcuni saporitissimi abbinamenti tradizionali: l’immancabile pasta e fagioli (anche nella sua versione con le cozze) e la mitica pasta, patate e provola. Alla lista si aggiungono anche la pasta con i piselli e la pasta con il cavolfiore, più o meno brodose a seconda del gusto personale.

Con il tempo questo piatto è diventato un modo di dire napoletano. ‘A Mmescafrancesca è un termine usato, quindi, per indicare un’accozzaglia di oggetti di vario tipo riposti in maniera caotica, in disordine. Ordinariamente questo modo di dire ha un’accezione negativa, poiché si riferisce al caos in un ambiente o ad una persona che agisce senza regole precise.

Dora Caccavale
Dora Caccavale
Nata a Napoli (classe 1992). Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Autrice del libro "Lettere di Mattia Preti a Don Antonio Ruffo Principe della Scaletta" AliRibelli Editore. Organizzatrice di mostre ed eventi artistici e culturali. La formazione rispecchia il suo amore per l'arte in tutte le sue forme. Oltre alla storia dell'arte ha infatti studiato, fin da bambina, danza e teatro. Attualmente scrive per la testata XXI Secolo.