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9 settembre 1501: Michelangelo inizia a scolpire il David

525 anni fa il primo colpo di scalpello di Michelangelo al suo David: la sfida titanica che trasformò una pietra scartata nell'icona universale dell'arte.

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Michelangelo David

Ci sono date che appaiono irrimediabilmente lontane da noi nel tempo, eppure restano eterne. Giorni all’apparenza ordinari di secoli fa che, quasi in silenzio, hanno regalato all’umanità gioielli di bellezza assoluta, capaci di sfidare l’usura dei millenni e di continuare a parlarci con la stessa meraviglia. Il 9 settembre 1501, infatti, è una data che affonda le sue radici 525 anni fa. Ma che segna l’inizio di una delle creazioni più straordinarie mai concepite dall’ingegno e dal talento umano.

Quel martedì mattina, un giovane Michelangelo Buonarroti, appena ventiseienne e reduce dal trionfo della Pietà a Roma, diede il primo colpo di scalpello a un importante blocco di marmo bianco di Carrara, custodito nel cortile dell’Opera del Duomo di Firenze. Quella massa imponente, alta più di cinquecento metri e ribattezzata “il Gigante“, non era un blocco vergine, bensì il relitto di una sfida fallita. Decenni prima, altri due grandi scultori, Agostino di Duccio e Bernardo Rossellino, avevano tentato di sbozzarlo, rinunciando dopo aver scavato la pietra in modo maldestro e giudicandola ormai fragile e compromessa.

Per anni quel marmo rimase abbandonato. Ma Michelangelo, animato da un’audacia senza pari, vi vide imprigionata una forma viva che attendeva solo di essere liberata. L’artista intraprese una vera e propria lotta corpo a corpo con la materia, lavorando per ben tre anni in condizioni estenuanti. Si isolò dal mondo all’interno di un recinto di tavole per sottrarsi agli sguardi indiscreti

Il concetto dell’opera fu una vera novità all’epoca. Infatti, a differenza della tradizione medievale e primo-rinascimentale, che ritraeva Davide a scontro concluso con la testa recisa di Golia ai piedi, Michelangelo scelse di cogliere l’eroe biblico prima dell’azione. Il suo David è ritratto nella massima concentrazione intellettuale e morale con muscoli tesi, sguardo fiero e penetrante rivolto al nemico, la fionda appoggiata sulla spalla. Non è la violenza a trionfare, ma la ragione, il coraggio e la virtù civica. Valori, questi, cardine della neonata Repubblica fiorentina.

Compiuta nel 1504, il David lasciò a bocca aperta l’intera città. Giorgio Vasari scrisse proprio che essa «tolse il grido a tutte le statue moderne et antiche». Il Palazzo della Signoria ospitò la scultura, anziché sui contrafforti del Duomo, a causa della sua imponenza.

Oggi il David originale è custodito alla Galleria dell’Accademia, mentre una celebre copia vigila sulla piazza. Rievocare quel 9 settembre 1501 significa ricordare che la vera grandezza dell’arte non conosce calendari. Ed è, inoltre, testimonianza di come un genio umano possa riscattare ciò che sembrava perduto, per trasformarlo in un capolavoro eterno.