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venerdì, 9 Dicembre 2022

L’UE che non c’è pesa su gli attentati di Bruxelles

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Mario Aurilia
Ho iniziato il giornalismo a 17 anni. Laureato in giurisprudenza. Ho collaborato con "Il Mattino", "Metropolis" , "Il Denaro" e "Il Roma" , ma per ben dieci anni mi sono occupato di giornalismo televisivo.

Gli attacchi terroristici di Bruxelles sono stati una scena che ormai siamo, purtroppo, abituati a vedere da anni. Dopo la inevitabile commozione e solidarietà, dopo avere postato sui social “Io sono belga”, dobbiamo essere oggettivi e dire le cose come in realtà stanno. L’Europa sui temi della politica di difesa comune è totalmente assente. Anzi, manca un vero e proprio coordinamento dei Ministri della Difesa europei. Le forze di intelligence operano in modo sparpagliato e scoordinato e questo può essere fatale, soprattutto, per paesi come il Belgio che non hanno delle grandi organizzazioni di polizia e militari sul proprio territorio. La solidarietà europea tanto invocata per le politiche finanziarie e monetarie, non viene affatto invocata per difendere i cittadini inermi di un paese pacifico. Questa critica, a mio avviso, è doverosa. Infatti, dopo ogni attentato vengono ripetute le stesse identiche cose, senza che si crei nulla per arginare il terrorismo, che ormai dal 2001 imperversa nel mondo occidentale.

Lo Stato Islamico ha creato una possente organizzazione che è in grado di generare terrore nelle nostre città e, addirittura, al cuore dell’Europa. Dalla Siria, il famigerato Al Bagdadi impartisce ordini, fornisce i finanziamenti necessari per le cellule occidentali di terroristi. Questi ultimi sono per lo più ragazzi nati e cresciuti in Europa, sono figli del Vecchio Continente, ma la loro integrazione nel nostro mondo non è ancora avvenuta del tutto. Questi giovani, intenzionati ad uccidere e a suicidarsi, sono attratti dalle idee forti portate avanti dagli abili comunicatori dell’Isis. Il califfo da costoro è visto come un eroe pronto a riscattarli e farli sentire protagonisti nel Mondo.

Questo terreno, su cui viene alimentato il terrorismo, deve essere setacciato palmo a palmo. Le misure di prevenzione devono ricevere i giusti aiuti da parte degli Stati, ma, soprattutto, è urgente una politica comune sull’immigrazione. I centinaia di migliaia di migranti disperati, infatti, sono un’arma che il califfato punta contro l’Europa. Sono disperati che nelle moschee occidentali possono avere incontri devianti con imam fanatici.

Solo investendo le giuste risorse per studiare il terrorismo e mettere in atto una vera politica di prevenzione possiamo essere più sicuri. Sempre che l’Europa dei vincoli finanziari ci conceda di avere anche il vincolo della sicurezza.

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