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5 marzo 1998: una scoperta spaziale

5 marzo del 1998 ci fu una scoperta spaziale, nel vero senso della parola. La sonda Clementine scoprì che…

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Il 5 marzo 1998 la NASA annunciò la presenza di ghiaccio sulla luna.

Una scoperta importante che lasciò tutti esterrefatti e che aprì a nuovi possibili scenari.

I dati raccolti dalla sonda Clementine, in orbita attorno alla Luna, indicavano prove concrete di ghiaccio d’acqua nei crateri polari lunari. Da quel momento l’esplorazione spaziale è cambiata radicalmente.

Le prime analisi dei dati forniti dai radar e dagli spettrometri di bordo indicavano la presenza di un materiale riflettente, in cui era assente l’idrogeno, tutte caratteristiche compatibili con la presenza di ghiaccio d’acqua.

5 marzo 1998: una data “spaziale”

La presenza di ghiaccio sulla superficie lunare è importante non solo da un punto di vista prettamente accademico, l’accesso all’acqua può rilanciare lo sviluppo di installazioni umane sulla luna, aprendo a nuovi ed interessanti scenari.

Secondo quanto si è appreso fino ad oggi l’acqua si troverebbe nelle regioni polari più fredde, dove la temperatura arriva a -160° celsius e dove non arriva la luce del sole. L’acqua è presente su tutti e due i poli ma non é distribuita in modo omogeneo: a nord sembra più concentrato, a sud é piuttosto irregolare.

Quel 5 marzo del 1998 aprì un vero e proprio dibattito tra studiosi. La comunità scientifica rimase divisa per anni. Alcuni sostenevano che il segnale potesse essere causato dalla rugosità delle pareti dei crateri, ma Clementine aveva ormai “aperto la caccia” all’acqua lunare che sarebbe stata confermata anni dopo.

Senza Clementine, probabilmente non avremmo avuto le missioni successive come Lunar Prospector o LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter).

Prima di Clementine, l’idea diffusa era che la Luna fosse un “deserto totale”, completamente secco a causa dell’assenza di atmosfera e delle temperature estreme. Clementine ha dimostrato che esistono “trappole fredde” dove il ghiaccio può sopravvivere per miliardi di anni.

Ricordiamo che l’acqua presente sulla luna sarebbe arrivata lì in seguito all’impatto di meteoriti con la sua superficie. Le molecole d’acqua sono sopravvissute grazie alla presenza di aree perennemente in ombra.

Da quel 5 marzo del 1998 qualcosa nell’ambito dell’astronomia è inevitabilmente cambiato; negli ultimi anni si guarda allo spazio da una prospettiva diversa mentre la luna, col suo velo di mistero, fiera e dominante, continua ad affascinare.