Il 4 marzo è una data importante per il panorama musicale italiano; proprio in questo giorno infatti, nel 1943 nasceva a Bologna, Lucio Dalla.
Tra i tantissimi brani scritti ed interpretati dal cantautore bolognese, tutti conoscono 4 marzo 1943.
Il pezzo porta la firma di Lucio e di Paola Pallottino. La canzone venne cantata per la prima volta dal vivo nel dicembre del ’70 al teatro Duse di Bologna.
Non si tratta di un testo autobiografico, a dispetto di quanti credono, ma è certamente un brano significativo, dalle sinfonie che rimandano ad un tempo lontano, ma perfettamente immaginabile.
La canzone è stata definita un capolavoro senza tempo; il testo racconta la storia di è una ragazza di sedici anni, rimasta incinta di un soldato, che poi morirà in guerra. A raccontare la storia della giovane, il figlio, che nonostante sia ormai adulto è ancora chiamato Gesù bambino.
Non a caso, la canzone non doveva intitolarsi così, bensì “Gesu bambino”.
4 marzo 1943 è una poesia in musica, che ricorda anche la nascita di Lucio Dalla, indimenticabile interprete del celebre brano.
Tant’è che il canto è composto come una poesia di quattro strofe che ha la forma di una ballata. Enigmatico ed emozionante al tempo stesso, il testo della canzone è una narrazione ricca di storia e pur non essendo autobiografico, in qualche modo è collegato all’infanzia di Lucio Dalla.
Il cantautore bolognese perse il papà da piccolo e dunque fu cresciuto solo dalla mamma, che gli donò amore incondizionato.
E Dalla canta proprio tutto ciò: il sentimento di una madre che riesce a superare tutto, anche le avversità e le difficoltà della guerra (come in questo caso). La ragazza ha solo 16 anni e alleva suo figlio con amore, nonostante le difficoltà. Anche lei non avrà una lunga vita, e il ricordo più significativo che il figlio ha di lei è proprio nel nome che lei gli ha voluto donare: Gesù Bambino.
“E ancora adesso che gioco a carte
E bevo vino,
Per la gente del porto
Mi chiamo Gesù Bambino”.
È probabilmente una delle strofe più celebri e significative del brano. Il figlio racconta un aneddoto che può avere diverse interpretazioni. In un certo senso Dalla ironizzava sul fatto che, nonostante fosse ormai cresciuto fosse ancora chiamato Gesù Bambino. Alcuni critici musicali, nel corso del tempo hanno dichiarato che la strofa sia in realtà una metafora spirituale. Lucio Dalla, probabilmente voleva discostarsi dall’impostazione religiosa datagli dalla madre, e quindi in un certo senso si “ribella”, con una strofa pungente e simbolica.
Infatti, il testo di 4 marzo 1943 fu più volte modificato, perchè ritenuto moralmente scorretto e volgare; l’ultimo passaggio ad sempio, originariamente diceva: «E anche adesso che bestemmio e bevo vino, per i ladri e puttane sono Gesù Bambino”.
Sostituito poi con altre parole, quasi una beffa alla vita un pò fuori dagli schemi che il protagonista del brano, conduce, legato ad un soprannome che sembra destinato a non sparire mai.
Cantare ancora oggi 4 marzo 1943 è un omaggio a Lucio Dalla, che non smette mai di vivere nei cuori di quanti lo ricordano e di tutti coloro che canticchiano le sue canzoni.





