Il 27 agosto 1883 il Krakatoa raggiunse il culmine della sua devastante eruzione, una delle più violente documentate nella storia moderna. Il vulcano sorgeva nello stretto della Sonda, tra le isole indonesiane di Giava e Sumatra. Dopo mesi di crescente attività, il Krakatoa esplose, distrusse gran parte dell’edificio vulcanico e generò tsunami che devastarono le coste vicine.
L’eruzione del Krakatoa del 1883 non provocò soltanto una catastrofe locale. Le esplosioni fecero tremare l’atmosfera a migliaia di chilometri di distanza, l’onda di pressione attraversò più volte il pianeta e le particelle vulcaniche alterarono per mesi l’aspetto del cielo in molte regioni del mondo. Ancora oggi gli scienziati studiano questo evento per comprendere meglio le grandi eruzioni vulcaniche.
L’eruzione iniziò mesi prima
Il 27 agosto 1883 non segnò l’inizio dell’eruzione.
Il Krakatoa iniziò a mostrare una forte attività nel maggio 1883. Nei mesi successivi il vulcano alternò esplosioni, emissioni di cenere e fenomeni eruttivi sempre più intensi.
Il 26 agosto l’attività aumentò rapidamente. Le esplosioni diventarono sempre più potenti e prepararono la fase culminante del giorno successivo.
Lo Smithsonian Global Volcanism Program classifica l’eruzione del 1883 con un indice di esplosività vulcanica VEI 6, un livello che indica un’eruzione di eccezionale potenza.
Il 27 agosto il vulcano raggiunse la massima violenza
Nelle prime ore del 27 agosto le esplosioni si susseguirono con una potenza straordinaria.
Il collasso di una parte dell’edificio vulcanico modificò radicalmente la forma dell’isola e contribuì alla formazione della grande caldera oggi presente nello stretto della Sonda.
L’eruzione espulse nell’ambiente una quantità enorme di materiale vulcanico. Le ricostruzioni dell’USGS stimano in oltre 25 chilometri cubi il volume complessivo del materiale eruttato. La colonna eruttiva raggiunse la stratosfera.
Le esplosioni produssero anche un boato eccezionale. Gli abitanti dell’isola di Rodrigues, nell’Oceano Indiano, lo udirono a quasi 5.000 chilometri di distanza. Gli studiosi considerano questo rumore uno dei più potenti mai documentati.
Lo tsunami provocò la maggior parte delle vittime
Le esplosioni non rappresentarono l’unico pericolo.
Il collasso dell’edificio vulcanico e altri fenomeni collegati all’eruzione generarono una serie di tsunami. Le onde investirono le coste di Giava e Sumatra e distrussero interi villaggi.
Le stime storiche indicano oltre 36.000 vittime. Gli tsunami provocarono la maggior parte dei decessi. (USGS Publications)
Le onde raggiunsero anche aree molto lontane dal vulcano. Le stazioni di osservazione registrarono variazioni del livello del mare a migliaia di chilometri di distanza.
La catastrofe dimostrò così quanto rapidamente un’eruzione vulcanica possa trasformarsi in un’emergenza marina di enormi proporzioni.
Il Krakatoa cambiò la geografia dello stretto della Sonda
Prima dell’eruzione, il Krakatoa formava un’isola vulcanica composta da diversi coni.
Il collasso distrusse gran parte dell’edificio e lasciò emergere soltanto una porzione del cono di Rakata. L’evento formò una grande caldera, in gran parte sommersa dal mare.
In poche ore il vulcano modificò quindi la geografia dello stretto della Sonda.
Gli scienziati considerano ancora oggi il Krakatoa un caso fondamentale per studiare il rapporto tra eruzioni esplosive, collassi vulcanici e tsunami.
Il cielo cambiò colore in tutto il mondo
L’eruzione continuò a produrre effetti anche dopo la fine delle esplosioni.
Il vulcano spinse enormi quantità di materiale e aerosol nell’atmosfera. Queste particelle modificarono la diffusione della luce solare e crearono spettacolari fenomeni ottici.
Per mesi gli osservatori descrissero albe e tramonti dai colori insolitamente intensi, con tonalità rosse, arancioni e porpora.
L’eruzione attirò così l’attenzione degli scienziati di tutto il mondo. La Royal Society raccolse testimonianze e osservazioni sugli effetti dell’eruzione, sugli tsunami e sulle onde di pressione atmosferica.
Il Krakatoa continua la sua attività
La storia del vulcano non terminò nel 1883.
All’interno della caldera iniziò a crescere un nuovo cono vulcanico: Anak Krakatau, che in indonesiano significa “figlio del Krakatoa”.
Il nuovo vulcano comparve nel 1927 e da allora ha mostrato più volte attività eruttiva. (Smithsonian Global Volcanism Program)
Nel 2018, Anak Krakatau tornò al centro dell’attenzione internazionale. Durante un’eruzione, una parte dell’edificio vulcanico collassò in mare e generò uno tsunami che colpì le coste di Giava e Sumatra.
L’evento provocò centinaia di vittime e ricordò ancora una volta la vulnerabilità dello stretto della Sonda.
Il Krakatoa cambiò anche lo studio dei vulcani
L’eruzione del 1883 fornì agli scienziati una quantità straordinaria di informazioni.
Le reti telegrafiche dell’epoca permisero di diffondere rapidamente le notizie sull’eruzione. Gli osservatori europei e asiatici raccolsero inoltre testimonianze sui cambiamenti del cielo, sulle onde di pressione e sulle variazioni del livello del mare.
Gli strumenti meteorologici registrarono le perturbazioni atmosferiche generate dalle esplosioni e offrirono agli scienziati nuovi dati sulla propagazione delle onde di pressione.
Il Krakatoa diventò così uno dei primi grandi eventi naturali studiati attraverso osservazioni provenienti da luoghi molto lontani tra loro.
Una lezione ancora attuale
L’eruzione del Krakatoa del 1883 dimostra quanto un fenomeno naturale possa produrre conseguenze su scale completamente diverse.
Il vulcano distrusse gran parte della propria struttura. Gli tsunami devastarono le coste di Giava e Sumatra e provocarono oltre 36.000 vittime. L’atmosfera trasportò invece il materiale vulcanico per migliaia di chilometri e modificò il colore del cielo in diverse parti del mondo.
La storia del Krakatoa insegna quindi che il rischio vulcanico non riguarda soltanto le aree immediatamente vicine a un cratere. Una grande eruzione può generare esplosioni, collassi, tsunami, onde di pressione e fenomeni atmosferici capaci di estendere gli effetti della catastrofe molto oltre il luogo dell’eruzione.
A più di 140 anni di distanza, il 27 agosto 1883 resta una delle date più impressionanti della storia naturale del pianeta.
Fonti
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U.S. Geological Survey (USGS) – Krakatau 1883, T. Simkin e R.S. Fiske. (USGS Publications)
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USGS – Volcano Watch, informazioni sulle dimensioni dell’eruzione, sulla colonna eruttiva e sulla propagazione del boato. (US Geological Survey)
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Smithsonian Institution – Global Volcanism Program, scheda ufficiale del vulcano Krakatau. (Global Volcanism Program)
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Smithsonian Institution – Global Volcanism Program, dati storici sull’eruzione del 1883 e sulla formazione di Anak Krakatau. (Global Volcanism Program)
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Smithsonian Libraries – Royal Society Krakatoa Committee, documentazione storica sugli effetti vulcanici, atmosferici e sugli tsunami dell’eruzione. (Istituto Smithsonian)





