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26 settembre 1960: il discorso di Fidel Castro all’Onu

Alcune date sono ricche di un molteplice valore storico, come il 26 settembre 1960 data in cui Fidel Castro parlò per la prima volta all’Onu.

Significativo fu non solo il discorso tenuto dal cubano, sia per il detto che per il non detto , quanto per il passo avanti compiuto verso un clima più disteso.

Quello di Fidel Castro alle Nazioni Unite non fu un ingresso in punta di fioretto, tutt’altro e iniziò in modo alquanto burrascoso già dall’arrivo a New York.

La delegazione cubana arrivò il 18 settembre 1960, tra le grandi aspettative suscitate nel mondo dalla recente Rivoluzione Cubana.

Furono scortati  dall’aeroporto fino all’hotel Shelbourne,  da circa 100 auto e 25 autobus di sostenitori.

Ma l’idillio durò 24 ore, il giorno successivo infatti Fidel Castro, dovette lasciare lo Shelbourne a causa delle richieste della direzione dell’hotel e la delegazione decise di accamparsi in zone vicine alle Nazioni Unite.

Il leader afroamericano Malcom X allora, li invitò a soggiornare al Theresa, un piccolo hotel nel quartiere nero e povero di Harlem, a New York, dove Fidel Castro ricevette il sostegno della comunità nera locale e di molti leader internazionali.

Il discorso di Fidel Castro alle Nazioni Unite

Il discorso di Castro al di là del valore storico politico resta nella storia anche per la sua durata.

Con le sue 4 ore e 29 minuti resta il discorso più lungo mai pronunciato alle Nazioni Unite.

Ma di cosa parlò in tutto questo tempo e come lui stesso sottolineò parlò chiaro, senza mezzi termini sottolineando i torti, a suo avviso, subiti dal popolo cubano, sui motivi della rivoluzione e sull’intento di Cuba di lavorare alla pace.

Questa la parte più ricordata del suo intervento:  “Che scompaia la filosofia dell’espropriazione cosicché scomparirà la filosofia della guerra! Che scompaiano le colonie, che scompaia lo sfruttamento dei Paesi poveri da parte di oligarchie, multinazionali e monopoli e allora l’umanità avrà raggiunto un vero stadio di progresso!”.

Alla conclusione del discorso seguì in lunghissimo applauso, segno di quanto fosse stato apprezzato.