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lunedì, 3 Ottobre 2022

25 dicembre, perché una data così importante?

Il 25 dicembre è uno dei giorni più importanti dell'intero anno, per i cristiani e non, a causa del Natale. Ma perché proprio questa data?

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Emanuele Marino
Giornalista pubblicista, nonché studente universitario iscritto alla facoltà di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II

Il santo Natale è una festività appartenente alla religione cristiana, per mezzo della quale si celebra la nascita di Gesù, ossia la Natività.

Essa ricade in un giorno preciso, immutabile nel tempo, a differenza ad esempio della Pasqua, ossia il 25 dicembre, per tutte le Chiese cristiane, anche se vi sono delle eccezioni, che sono rappresentate da quella del calendario gregoriano per le chiese romano-occidentali e del calendario giuliano per quelle romano-orientali, dove il Natale ricade il 7 gennaio, mostrando quindi un ritardo attuale di 13 giorni.

Oggi si sta però verificando una sorta di movimento unificatori dei calendari, che ha visto anche le Chiese greco-ortodosse, con eccezione di quelle slavo-ortodosse e delle Chiese orientali, siriache o copte, adottare il calendario gregoriano, pur mantenendo il vecchio calendario giuliano per la loro tradizionale liturgia.

Analizzando il calendario liturgico è semplice comprendere che quella della Natività è una solennità di importanza superiore all’Ascensione e alla Pentecoste, pur restando indietro alla Pasqua, la quale risulta essere la festa cristiana più importante, ma la festa è quella più popolarmente sentita tra i cristiani.

Se tutto questo è vero per una chiesa delle origini, la quale rispetta gli ideali di una vera e propria Originalis Ecclesia, in tempi moderni ha subito un vero e proprio processo di laicizzazione, progressivo e quasi distruttivo, che ha spostato l’importanza e l’attenzione della festa dalla nascita del figlio di Dio, per quanto riguarda i cristiani, al mero scambio di doni tra parenti, amici e conoscenti, facendole assumere il titolo di festa del consumismo per eccellenza.

Oggi, quando si parla di Natale, il primo riferimento, nonché il più lampante, è la figura di Babbo Natale, un uomo dalla stazza imponente, vestito di rosso, il cui impiego principale è quello di dispensare doni ai bambini di tutto il mondo, le cui origini sono molto dibattute. La tradizione cristiana vuole che esso derivi dalla figura di San Nicola.

Sono strettamente legate alla festività anche la tradizione del presepe, molto prolifica ancora oggi risulta essere l’arte presepiale italiana, nonché napoletana, e l’albero di Natale. Entrambe sono di origine medioevale, mentre la prima nasce per mezzo del genio e l’intuizione di San Francesco d’Assisi, la seconda risulta essere più legata ai Paesi del Nord Europa.

Etimologicamente parlando, il termine italiano “Natale” deriva dal latino cristiano Natāle(m), per ellissi di diem natālem Christi, dal latino natālis, derivato da nātus (“nato”), participio perfetto del verbo nascor, nascĕris.

Terminata la digressione riguardante le consuetudini e l’importanza della festività, resta un dubbio fondamentale, ossia: perché il Natale ricade proprio nel 25 dicembre?

Rispondere non è semplice, perché le origini della festa risultano essere molto nebulose e poco chiare.

Ci sono varie ipotesi al riguardo, La prima delle quali vuole che questa data sia stata fissata al 25 dicembre al fine di sostituire la festa del Natalis Solis Invicti con la celebrazione della nascita di Cristo. Questa spiegazione potrebbe essere additata come semplicemente iniziale, data l’origine dell’ipotesi derivante da una citazione contenuta nel Libro di Malachia, dove Cristo è identificato come nuovo “sole di Giustizia” (Malachia III,20).

Questa ipotesi non è stata del tutto scartata, ma bensì affiancata da altre, inerenti ad alcune influenze ebraiche, nonché a tradizioni interne al cristianesimo, ma le diverse ipotesi possono coesistere.

La tradizione cristiana riprende moltissimo da quella popolare e contadina, nello stesso periodo si celebravano una serie di ricorrenze e riti legati al mondo pagano, basti pensare che già nell’antica Roma dal 17 al 24 si festeggiavano i Saturnali, celebrazioni in onore di Saturno, dio dell’agricoltura, i quali prevedevano scambi di doni e sontuosi banchetti, festività che si sopvrapponevano con quelle del solstizio invernale ed il culto del “Sol Invictus” nel tardo impero romano.

Tutte le festività che si svolgevano in quel periodo sono state determinante per il Natale. Bisogna anche considerare che il termine Natalis era già all’epoca impiegato per diverse festività, il Natalis Romae, il Dies Natalis Solis Invicti, festa già verso il 200 diffusa nelle comunità cristiane dell’oriente greco, che aveva spostato la celebrazione della nascita del Cristo dal 6 gennaio al 25 dicembre, data la forte devozione al Sole Invitto, celebrazione che raggiunse il proprio picco d’importanza proprio in concomitanza con la creazione della dottrina cristiana.

Il Natale si delinea quindi come l’esempio più significativo di assorbimento di una tradizione pagana da parte del Cristianesimo, mutando di significato.

Il culto solare continuò comunque nel tempo, in parallelo alla festività cristiana.

In Islanda, così come in altre regioni, i festeggiamenti del solstizio d’inverno, così come quelli inerenti la nascita del sole, continuarono a essere celebrati per tutto il Medioevo, fino all’epoca della Riforma.

Ancora oggi è però aperta una questione, ossia quella inerente la data di nascita di Gesù, rilanciata nel Novecento, la quale permette di avere una visione alternativa o complementare alla nascita del Natale.

Il primo riferimento, ad oggi conosciuto, per quanto concerne la data del 25 dicembre è riscontrabile in Ippolito di Roma nel 204, circa 70 anni prima di Aureliano.

Fu lo studioso Paul de Lagarde as evidenziare la plausibilità della data, calcolata in Occidente già nel 221, nella Cronografia di Sesto Giulio Africano.

Diversi furono gli studi al riguardo, e tutti diedero un verdetto di che lasciava poco all’immaginazione, la data risulta essere verosimile.

Uno degli studi in particolare è stato quello di Shemarjahu Talmon, dell’Università Ebraica di Gerusalemme che è stato in grado di ricostruire le turnazioni sacerdotali degli ebrei e applicarle al calendario gregoriano sulla base dello studio del Libro dei Giubilei recentemente scoperto a Qumran, riuscendo a stabilire che la data di nascita di Gesù potrebbe quindi essere il 25 dicembre.

Poco avvalorata, ma comunque di fondamentale importanza è anche l’ipotesi secondo la quale la data della morte di Gesù, che nei Vangeli si colloca tra il 25 marzo e il 6 aprile del nostro calendario, sia utile per calcolare la data di nascita di Gesù seguendo la credenza che la morte sia avvenuta nell’anniversario della sua venuta al mondo.

Così facendo, per stabilire la ricorrenza della festività del Natale, si calcolò che Gesù fosse morto nell’anniversario della sua Incarnazione o concezione stabilendo che la sua data di nascita dovesse cadere nove mesi dopo la data del Venerdì Santo, quindi tra il 25 dicembre e il 6 gennaio.

Un’ulteriore pista seguita da alcuni studiosi vede una possibile relazione con la festa ebraica della Ridedicazione del Tempio, la Hanukkah.

Essa ricade il venticinquesimo giorno di Kislev, mese lunare che corrisponde approssimativamente a novembre o dicembre.

Essa ha però un significato differente, una durata superiore, otto giorni, motivo per il quale si crede che non abbia inciso in modo significativo sulla scelta della data del Natale.

 

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