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martedì, 19 Ottobre 2021

23 gennaio: la comunità LGBT in piazza per i diritti

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Marco Tancredi
Collaboratore XXI Secolo. Nasce a Potenza il 23/07/1986. Formatosi dapprima a Potenza, decide di intraprendere gli studi universitari presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II, dove, a conclusione dell'intero ciclo di studi ottiene il titolo di Dottore Magistrale in Politiche Sociali e del Territorio con il massimo dei voti dopo aver discusso una tesi sulla marginalità urbana e sociale con riferimento alle persone trans.

Quella dei diritti delle persone è da sempre una lotta che scalda gli animi di molte persone. In tutto il mondo la comunità LGBT reclama a voce sempre più alta i diritti che sembra vengano loro negati, almeno in parte. Uno dei punti più discussi è certamente quello sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso. In Italia, ancora di più che in altri paesi dell’Unione Europea, questa lotta appare essere più dura in quanto le istituzioni e la gente sembrano mostrarsi riluttanti a voler modificare quelle che in fin dei conti paiono essere solamente delle forzature dettate dalla cultura alle quali tutti noi siamo stati socializzati fin da piccoli.

Proprio per questo, in vista della discussione al Senato del ddl sulle unioni civili, le associazioni che si occupano della tutela e del benessere delle persone che fanno parte della comunità LGBT, daranno vita a una serie di manifestazioni sul territorio nazionale, in quello che nelle intenzioni degli organizzatori dovrà essere la più grande mobilitazione fatta finora in Italia. Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e MIT saranno le menti di questa mobilitazione capillare che coinvolgerà e riempirà le principali piazze italiane. Inoltre dal prossimo 26 gennaio, in Piazza delle Cinque Lune, nei pressi del Senato, sarà presente un presidio per testimoniare l’attenzione per quanto si discuterà.

 “Non rispondiamo alla provocazione di chi in queste ore cerca di organizzare il solito schema delle piazze contrapposte: noi ci rivolgiamo al Paese intero”, hanno dichiarato i portavoce delle associazioni;  “Abbiamo individuato il prossimo 23 gennaio come giornata di mobilitazione nazionale: stiamo lavorando sui territori, coinvolgendo sia le forze della società civile sia il mondo associativo delle realtà LGBT, per costruire le reti necessarie per far esprimere a gran voce la domanda di diritti e di uguaglianza che in questo Paese da troppo tempo rimane inascoltata. Non parleremo di una legge, bensì di un valore, cioè dell’uguaglianza di tutti e tutte e del diritto di vivere in uno Stato laico. Staremo assieme alle famiglie, a tutte le famiglie. Assieme alle persone”.

Questo l’appello che, attraverso le manifestazioni, verrà rivolto al Governo e al Parlamento:

“L’Italia è uno dei pochi paesi europei che non prevede nessun riconoscimento giuridico per le coppie dello stesso sesso. Le persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali non godono delle stesse opportunità degli altri cittadini italiani pur pagando le tasse come tutti. Una discriminazione insopportabile, priva di giustificazioni. Il desiderio di ogni genitore è che i propri figli possano crescere in un Paese in cui tutti abbiano gli stessi diritti e i medesimi doveri. Chiediamo al Governo e al Parlamento di guardare in faccia la realtà, di legiferare al più presto per fare in modo che non ci siano più discriminazioni e di approvare leggi che riconoscano la piena dignità e i pieni diritti alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, cittadini e cittadine di questo Paese. La reciproca assistenza in caso di malattia, la possibilità di decidere per il partner in caso di ricovero o di intervento sanitario urgente, il diritto di ereditare i beni del partner, la possibilità di subentrare nei contratti, la reversibilità della pensione, la condivisione degli obblighi e dei diritti del nucleo familiare, il pieno riconoscimento dei diritti per i bambini figli di due mamme o di due papà, sono solo alcuni dei diritti attualmente negati. Questioni semplici e pratiche che incidono sulla vita di milioni di persone. Noi siamo sicuri di una cosa: gli italiani e le italiane vogliono l’uguaglianza di tutte e di tutti”.

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