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18 Settembre ”Giornata mondiale per il monitoraggio delle acque”

La Giornata mondiale per il monitoraggio delle acque è stata Istituita nel 2003 per una globale sensibilizzazione educativa all’uso dell’acqua.

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Il 18 Settembre è stata decretata la “Giornata Mondiale per il Monitoraggio delle Acque”.  Istituita nel 2003 dalla Fondazione Americana per l’Acqua Pulita e per  una globale sensibilizzazione educativa all’uso dell’acqua,  nel 2006 si è posta l’obiettivo di espanderne la partecipazione e riuscire ad arrivare in oltre 100 Paesi entro il 2012. Nel gennaio 2015 la gestione della “Giornata Mondiale per il Monitoraggio delle Acque” è stata trasferita a EarthEcho International.  L’ambizioso programma mira a sensibilizzare sempre più l’opinione pubblica anche attraverso un coinvolgimento diretto,  autorizzando i cittadini a svolgere il monitoraggio di base dei corpi idrici locali. Chiunque, in tutto il mondo, può acquistare un kit di test e monitorare una serie di parametri fondamentali per la qualità dell’acqua tra cui temperatura, acidità, chiarezza e ossigeno disciolti.

Parlare di acqua e di crisi idrica nel III millennio è certamente  complesso,  poiché le cause sono molteplici e si intersecano tra loro in modo indissolubile e inscindibile. In Italia, ad esempio, la crisi idrica si è accentuata negli ultimi 20/30 anni e tante, troppe, sono le criticità, a cominciare dall’uso delle  sorgenti a finire alla rete idrica, troppo obsoleta tanto che, ogni anno, le stime di perdita ammontano circa al 50% delle acque, cioè oltre la metà la si perde prima di arrivare a servire le utenze. Per quanto concerne  le falde acquifere,  a causa della continua e costante cementificazione, non riescono più ad avere l’apporto necessario per rimpinguare fiumi e pozzi.  Discorso a parte l’uso indiscriminato che se ne fa in agricoltura e  nel settore industriale. E, come se non bastasse, a tutto questo  bisogna aggiungere una gestione dell’acqua sicuramente poco adeguata.  Tutto questo porta il consumatore finale a pagare alti costi di gestione unitamente alla concreta possibilità di ritrovarsi con i rubinetti a secco sempre più giorni all’anno, non solo d’estate e non solo nel sud della nostro Paese.

La maggior parte di queste concause sarebbero, se non annullabili, almeno attenuabili. A cominciare dall’ultimo anello della catena, cioè da un uso più consapevole da parte dei consumatori finali, a finire all’ammodernamento della rete idrica con una sensibile riduzione delle perdite e persino ad un riequilibrio dei vari habitat naturali delle sorgenti, delle falde e dei bacini. Messa in questi  termini la soluzione sembra abbastanza fattibile. Purtroppo così non è. Laddove entrano in gioco  interessi di potenti  lobbies e di politici poco lungimiranti e distanti dalle problematiche territoriali dei cittadini, persino quelli che potrebbero essere banali accorgimenti risultano di non facile applicazione.  A partire dall’inalienabilità di questo preziosissimo bene comune, che ultimamente è divenuto materia di scontro tra gestione pubblica e privata.

L’acqua dolce ad uso potabile è un bene insostituibile, di primaria necessità per tutti gli esseri viventi del nostro Pianeta, quindi  una maggiore attenzione alle cause delle sue problematiche  potrebbe essere sufficiente per dare una speranza in più di approvvigionamento ed uso alle future generazioni, che, altrimenti, si troveranno ad affrontare uno dei più grandi cataclismi che la storia dell’umanità abbia mai affrontato.