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17 maggio 1973, la strage della Questura di Milano

17 maggio 1973: erano gli anni in cui il terrorismo, di matrice sia neofascista sia estremista, cercava di destabilizzare il Paese.

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17 maggio 1973, la strage della Questura di Milano

Il 17 maggio 1973 Milano fu teatro di uno degli attentati più drammatici degli anni di piombo. Una bomba esplose all’interno della Questura di Milano durante una cerimonia commemorativa dedicata al commissario Luigi Calabresi, ucciso l’anno precedente. L’attentato provocò quattro morti e oltre cinquanta feriti, sconvolgendo l’Italia intera.

Quel pomeriggio, nella sede della Questura, era in corso una cerimonia ufficiale alla presenza del ministro dell’Interno Mariano Rumor e di numerose autorità civili e militari. Improvvisamente un uomo lanciò una bomba a mano tra la folla radunata nel cortile dell’edificio. L’esplosione fu devastante.

Tra le vittime vi furono il commissario Antonio Marino e tre cittadini presenti alla manifestazione. I feriti furono decine, molti colpiti dalle schegge e dall’onda d’urto. Le immagini del sangue nel cortile della Questura fecero rapidamente il giro del Paese, alimentando paura e tensione in un’Italia già segnata dal terrorismo politico.

L’autore dell’attentato venne immediatamente fermato: si trattava di Gianfranco Bertoli, personaggio controverso che si definiva anarchico. Nel corso degli anni emersero però numerosi interrogativi sui suoi rapporti con ambienti dell’estremismo e dei servizi segreti, alimentando dubbi e polemiche mai completamente sopite.

La strage della Questura di Milano si inserisce nel clima drammatico degli anni Settanta, segnati da violenze politiche, attentati e strategie della tensione. Erano gli anni in cui il terrorismo, di matrice sia neofascista sia estremista, cercava di destabilizzare il Paese attraverso azioni sanguinose e attacchi simbolici contro lo Stato.

L’attentato del 17 maggio 1973 colpì profondamente l’opinione pubblica italiana perché avvenne in un luogo simbolo delle istituzioni e durante una cerimonia ufficiale. Fu percepito come un attacco diretto allo Stato e alla democrazia.

A più di cinquant’anni di distanza, quella giornata resta una delle pagine più dolorose della storia repubblicana italiana. Un episodio che continua a ricordare il prezzo pagato dal Paese durante gli anni di piombo e il clima di paura che segnò un’intera generazione.