mercoledì 24 Luglio, 2024
24.3 C
Napoli

Articoli Recenti

spot_img

14 giugno 1940: prima deportazione ad Auschwitz

Il 14 giugno del 1940 si registrò il primo terribile trasporto nel campo di Auschwitz.

Furono deportati: intellettuali, esponenti politici, donne, bambini, anziani, ecclesiastici, ebrei, ben 732 detenuti la cui memoria è ancora oggi viva.

14 giugno 1940: prima deportazione ad Auschwitz

Dopo l’invasione della Polonia nel settembre 1939, la città di Oświęcim (Auschwitz in tedesco) fu scelta dal Terzo Reich come la località più “adatta” per ragioni logistiche. 

La zona aveva infatti una rete ferroviaria ben sviluppata e collegata con altri Paese.

Il 14 giugno del 1940, che ebbe inizio quello che dagli storici è considerato l’avvio vero e proprio del primo campo di concentramento tedesco.

Auschwitz, si trovava nel cuore dell’Europa occupata, e fu proprio in Germania che nel 1933 nacquero i campi di concentramento, la cui attività divenne incessante dal 1940.

A seguito dell’invasione della Polonia e la successiva aggressione agli altri paesi, gran parte dell’Europa fu occupata dai tedeschi.

L’Italia era appena entrata in guerra affiancando Hitler, quando i primi detenuti arrivarono ad Auschwitz. Ricordiamo che nei piani dei gerarchi nazisti, i cosiddetti campi di concentramento, proprio come quello in cui confluirono il 14 giugno del 1940 i primi prigionieri, dovevano esistere ancora anche dopo la caduta di Hitler, per creare la cosiddetta “città ideale”.

Il campo di Auschwitz restò operativo dal 14 giugno del 1940 al 27 gennaio del 1945. Anni drammatici, una vera e propria piaga della storia, che non avrebbe mai dovuto verificarsi.

Ricordiamo che dagli storici, quello di Auschwitz era considerato un campo di concentramento che a differenza di Birkenau offriva maggiori possibilità di sopravvivenza, seppur molto labili. 

I detenuti, umiliati, affamati e al limite della sopravvivenza, rischiavano quotidianamente di perdere la vita, inesorabilmente “legata ad un filo”.

Una “traccia” di storia che non si può dimenticare

Ricordare quella terribile data, quando tutto ebbe inizio nel campo tedesco, è un dovere morale, anche solo per restituire un brandello di dignità ai tanti deportati.

Il Signor Kazimierz Albin, è stato l’ultimo dei sopravvissuti del primo convoglio polacco, arrestato in Slovacchia, per sfuggire all’occupazione Polacca.

Kazimierz Albin sopravvisse grazie alla conoscenza del tedesco che gli garantì un posto di cuoco.

Membro del Consiglio internazionale di Auschwitz, organo consultivo del premier polacco, responsabile della supervisione del sito commemorativo. 

Ogni 14 giugno, (come dovrebbe essere ogni giorno), ricordare ciò che è stato è il minimo che si possa fare; soprattutto perché in questi casi, comprendere è impossibile, ma ricordare è doveroso.

Non può esserci futuro senza passato e non può esserci presente senza ricordare la storia. 

Ancora oggi il grande lavoro di “storicizzazione” rende chiaro il come, ossia le modalità attraverso le quali, quel massacro avvenne, ma non chiarisce il perché, e forse mai ci sarà una vera spiegazione.