Wall Street e la guerra sui dazi

Le incertezze internazionali derivanti dalla guerra dei dazi attirano le vendite anche a Wall Street, Dow Jones e Nasdaq cedono intorno all’1%.

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La guerra dei dazi ha colpito anche Wall Street, Dow Jones, Nasdaq mettendo altresì in grossa difficoltà i titoli tecnologici collegati con la Cina, con Qualcomm (NASDAQ:QCOM), (-2,50%), Intel (NASDAQ:INTC) (-1,78%), Broadcom (NASDAQ:AVGO) (-1,60%) e Micron (NASDAQ:MU) (-1,50%), che risultano aver ricevuto un forte colpo.

Pinterest (NYSE:PINS) cede il 3%, Twitter (NYSE:TWTR), PayPal (NASDAQ:PYPL), e Alphabet (NASDAQ:GOOGL), in calo dell’1%, deboli anche Netflix (NASDAQ:NFLX), Amazon.com (NASDAQ:AMZN), Facebook (NASDAQ:FB), Apple (NASDAQ:AAPL), Snap (NYSE:SNAP), Microsoft (NASDAQ:MSFT) e Tesla (NASDAQ:TSLA).

Donald Trump aveva già dato avvisaglie riguardo la crisi derivante dai dazi, aggiungendo altre 28 aziende cinesi alla sua originale blacklist, impedendo alle aziende USA di vendere tecnologia americana, oltre alla già nota Huawei sono presenti le grandi compagnie tecnologiche del settore della video-sorveglianza, Hangzhou Hikvision Digital Technology, Megvii Technology e SenseTime Group.

La Cina ha minacciato di lasciare anticipatamente le trattative tra i due paesi che avranno inizio giovedì prossimo 10 ottobre.

“Le due parti continuano a non essere d’accordo su ciò che ha causato il crollo dei colloqui di maggio con gli Stati Uniti che incolpano la Cina per aver infranto all’ultimo minuto le precedenti promesse, mentre Pechino ha accusato Washington di aver tentato di violare la sovranità economica della Cina. L’umore per i colloqui di questa settimana sarà particolarmente teso dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto lunedì che qualsiasi cosa ‘sbagliata’ con la gestione cinese dei disordini a Hong Kong potrebbe influenzare l’esito dei colloqui. La Cina ha ripetutamente e con forza chiesto che gli Stati Uniti restino fuori dagli affari interni del paese per quanto riguarda il modo in cui gestisce le proteste antigovernative a Hong Kong”, scrive il giornale South China Morning Post, ripetendo la condanna del gigante asiatico all’ordine di Trump, “Lunedì, gli Stati Uniti hanno inserito 28 uffici di pubblica sicurezza e società tecnologiche cinesi in una lista nera commerciale per il trattamento riservato da Pechino ai musulmani uiguri e ad altri membri di minoranze etniche a maggioranza musulmana nello Xinjiang”.

 

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