Vincenzo Merolla, i Magici Napoletani

L'attore Vincenzo Merolla, che andrà in scena con la sua opera "Magici Napoletani" il 30 e 31 marzo, ha gentilmente acconsentito al rilascio di un'intervista alla testata giornalistica online XXI Secolo. Scopriamo insieme le sue origini artistiche e la sua opera

Vincenzo Merolla

L’artista napoletano Vincenzo Merolla ha gentilmente acconsentito al rilascio di un’intervista alla testata giornalistica online XXI Secolo, inerente la propria attività teatrale, nonché la sua opera che debutterà il 30 e 31 marzo presso il teatro Bolivar di Napoli.

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Merolla è parte attiva del mondo dello spettacolo, prendendo parte a numerose produzioni televisive, tra cui possiamo ricordare i film Un giorno d’estate, Un giorno d’estate 2, Ama il tuo nemico in onda sull’emittente Rai, le fiction Linda e il brigadiere, Un posto al sole, Il fuoco del Sole, Distretto di polizia, Incantesimo 7, La Squadra.

Numerose sono anche le sue partecipazioni a produzioni cinematografiche. Egli prese parte a lavori come Mi manda Picone , Pianese Nunzio,14 anni a maggio, Non con un bang, Il grande boom, Un uomo in più, La

vita degli altri, Capo Nord, Il piacere di piacere, Il resto di niente, Amore e libertà (Masaniello), Scade Game Fuoco su di me, Viva franconi, Forte Apache, Il Nauta, Sul Mare, Il prezzo dell’ onore, Impepata di nozze, Santo subito, Vota bandiera, Si, lo voglio, nonché a numerosi cortometraggi, tra i quali ricordiamo Smarrite, Parola di Paul, “Nguè, Hartless, Mario Pelliccia, Immacolata, Giochi di fuoco, Escluso il cane, Luci d’ombre, Un viaggio diverso, La vita accanto, “STAY”.

Di fondamentale importanza sono poi le differenti rappresentazioni teatrali alle quali ha preso parte nel corso della sua carriera, tra le quali Don Fausto di A. Petito, Le stanze del castello, Artisti da R. Viviani, Masaniello, La tempesta, L’astrologo, La pelle, Sogno bruscamente interrotto, Il fuoco del Sole (Giordano bruno), Così è se vi pare, Miseria e nobiltà, Cinematografo, Il berretto a sonagli, Non è vero ma ci credo, L’uomo, la bestia, la virtù, L’Emigrante, Il Teatro sommerso (Teatro Festival Italia), Chi è cchiù felice ‘e me, Ditegli sempre di si, Dai vicoli al palcoscenico, L’ orso di A. Cechov.

Nel corso della sua carriera ha vinto numerosi premi e riconoscimenti:

  • Migliore attore protagonista – Film: Santo subito – Luglio 2014
  • “Napoli film festival” – Miglior film: Santo subito – Ottobre 2014
  • Migliore attore protagonista – Film: Le stanze aperte – Agosto 2014

 

 

 

L’intervista

Di seguito l’intervista gentilmente rilasciata dall’artista Vincenzo Merolla:

Chi è Vincenzo Merolla e da dove nasce la sua fiorente carriera?

«Vincenzo Merolla è un giovane, tranquillo, purtroppo senza studi oltre la terza media.

La mia carriera di attore nasce già in famiglia, avendo qualche zio che svolgeva il ruolo di comparsa cinematografica. Mi ha attratto il mondo dello spettacolo.

Da qui nasce l’attore nella sceneggiata, ma non nella “grande sceneggiata”, quella di Merola, Mauro, Da Vinci, ma in quella di “serie B”, se vogliamo classificarla.

Merola e Mauro erano il massimo, come il teatro di Eduardo per la prosa, mentre Mauro e Merola erano il massimo per la sceneggiata. Io nasco come attore di una compagnia minore di sceneggiata. Poi arrivai negli anni ’80 a Mario Merola.

Qui nasce la mia carriera artistica, dalla sceneggiata.

Poi ci fu il salto di qualità, diciamo, cambiai pelle, cambiai modo di recitare, perché conobbi dei registi validissimi, anche se già conoscevo attori altrettanto validi nella sceneggiata, perché in essa recitarono tutti gli attori napoletani che recitarono nei film degli anni ’50, in quelli in bianco e nero, furono tutti grandi attori della sceneggiata.

Poi passai al teatro di prosa e conobbi persone come Ettore Massarese e Gennaro Vitiello.»

Quando decide di collaborare con l’Associazione Culturale “Il Teatro di Ottavio”?

«Il Teatro di Ottavio non è una mia collaborazione, è una “coincidenza annuale”. Quest’anno ci sono, il prossimo potrei non esserci. Potrebbero cambiare registro di commedia. Non è una collaborazione nata anni addietro. Il Teatro di Ottavio è gestito da un attore, che si chiama Ottavio Bonomo, che mi ha prodotto questo spettacolo, con il quale io andrò in scena quest’anno.»

Da cosa deriva questa sua scelta?

«L’anno scorso lui mi scritturò per una sua commedia, commedia che nasce e muore lì. Dopo alcuni mesi lui mi propose di fare qualcosa insieme anche quest’anno. Con la produzione del Teatro di Ottavio io porto il mio lavoro al debutto, il 30 marzo, al Bolivar. Non siamo legati. Non sono legato a nessuna produzione. L’attore in genere è uno spirito libero.»

Il 30 e 31 Marzo andrà in scena, presso il teatro Bolivar, il suo spettacolo “Magici Napoletani”. Quali sono i temi trattati?

«I magici napoletani, per me, sono quelle persone che hanno la marcia in più e hanno portato Napoli nel mondo. Tra di essi ci sono i grandi cantanti, i grandi autori, i grandi poeti, i grandi attori e i grandi commediografi. Potrei citarne tantissimi.

Io ho scelto, perché mi appartengono come ruolo, Eduardo De Filippo e Raffaele Viviani. Essi, per me, sono due magici napoletani, per l’intelletto che avevano nel cuore, nell’anima e nello spirito, che mettevano in scena.

Viviani è nel primo atto. Io sono un appassionato, nonché mante, di Viviani e conosco quasi tutto di lui, come conosco quasi tutto di Eduardo.

Di Viviani io ho riletto tre atti unici: “O vico”, “Piazza Ferrovia” e “Porta Capuana”. Rileggendoli ne è venuta fuori una mia idea, un atto unico intitolato “Mmiez Porta Capuana”, che è il primo atto del mio spettacolo. Il filo conduttore di questo primo atto è la strada, perché Viviani viveva di strada, dei personaggi di strada. La protagonista del primo atto è proprio la Piazza, Porta Capuana, così come potrebbe essere Piazza Plebiscito, però Porta Capuana è più proletaria.

Il secondo atto, invece, è una farsetta di Eduardo De Filippo che nasce nel 1938 come sketch. Si chiama “Pericolosamente”. Tratta della difficoltà della convivenza delle coppie, marito e moglie, compagni che vivono insieme, e poi, molto comicamente, essendo un atto unico esilarante, esso è un messaggio contro il femminicidio, perché ad un certo punto, per assurdo, Eduardo scrive questo sketch affermando che “per andare d’accordo con la moglie, o con la donna con la quale si vive in casa, bisogna spararle”. Noi comicamente facciamo questa cosa, restando nella comicità più assoluta. Già si parlava di femminicidio, se vogliamo, anche giocando. Io nelle note di regia inserirò, tra le espressioni ed i miei sentimenti, un’affermazione per ribadire che il colpo di pistola viene usato solo comicamente, esprimendo la nostra lontananza dall’accettazione di suddetta verità.»

Quindi possiamo affermare che i temi riguardanti questo spettacolo sono molto vicini anche alla società?

«Sì, molto vicini. Viviani è un personaggio che abbraccia il popolo, da voce ad un popolo che non ce l’ha. Pericolosamente, invece, dopo circa ottant’anni, tocca un tema come il femminicidio, molto vicino alla nostra società. Eduardo nel ’38 scriveva questa cosa per assurdo, ovviamente solo in maniera comica, questo è molto in risalto.»

Quale consiglio vorrebbe dare ai più giovani che vogliono lanciarsi nel mondo del teatro?

«Io sono un attore che viene dalla strada, purtroppo non ho avuto né scuola didattica, né scuola artistica. Io non ho diplomi, non ho nulla. Consiglio ai giovani di avere una frequentazione, innanzitutto scolastica, quella d’obbligo, e di andare avanti negli studi.

Poi consiglio di avere anche una frequentazione artistica, di una scuola di teatro, perché oggi “l’animale da palcoscenico” è bello, meraviglia sempre, ma viene sempre chiesto durante i provini dove sono stati effettuati gli studi. Quello che consiglio ai giovani è di fare una carriera bella, brillante e pulita, però studiando.»

La redazione del XXI Secolo ringrazia sentitamente l’artista Vincenzo Merolla per l’intervista concessa. 

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