Taharruch: una realtà femminile in Marocco

Il problema non deriva dai testi religiosi, ma dall'interpretazione di questi testi da parte degli uomini, Asma Lamrabet.

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Taharruch

L’interesse sul tema delle molestie sessuali sulle donne, nello spazio pubblico e privato, diventa sempre maggiore negli anni, soprattutto nel mondo arabo e in Marocco. Tale manifestazione assume la connotazione di “taharussh(molestia in arabo) e ha differenti sfumature che spesso sfociano in vere violenze sessuali. La parola Taharucch può indicare un semplice sguardo malizioso su una donna e farla sentire sporca internamente. Le donne  sono spesso vittime di abusi verbali e psicologici nello spazio privato, specialmente in quello pubblico, da parte di molti uomini. Le donne subiscono commenti sessisti come “kahba” (prostituta). Il linguaggio volgare è un modo per gli aggressori di violare la privacy delle donne. Una violazione dello spazio femminile, mentale e fisico, un modo per gli uomini di dimostrare pubblicamente la propria virilità e il proprio dominio sulle donne.

Nel mondo islamico molte donne preferiscono coprire i loro corpi poiché soggette agli sguardi degli uomini. Alcune di loro interpretano il messaggio classico del Corano come un divieto di vestire in modo provocatorio. D’altro canto, se la donna vestisse con abiti occidentali, potrebbe essere insultata, subire molestie per strada o semplicemente esser guardata male. In questo caso, il velo può fornire una forma di protezione per le donne contro eventuali molestie.

Da anni le ONG (associazioni non governative), per la difesa e protezione delle donne, hanno dato un contributo importante nel rompere il muro del silenzio delle donne, sulle violenze e abusi ricevuti. Dal 1995, il numero di centri di consulenza è cresciuto fino a sedici centri nelle principali città del Marocco. Questi centri forniscono vari servizi: consulenze psicologiche, legali, in caso di discriminazione e violenza o molestia.

Oggi in Marocco, grazie anche a molte riforme politiche interne, le donne hanno acquisito molti più diritti, appoggiate da molte attiviste femministe che si sono battute per i loro diritti in società.

Tra le principali icone che hanno dato importanti contributi nell’ambito femminista in Marocco troviamo: Fatima Mernissi e Asma Lamrabet.

La Mernissi fu una grande pioniera del femminismo laico, un emblema della parità di genere nella società islamica. Lei discusse sull’autenticità di alcuni hadith sulla figura del profeta Mohammad, rintracciando in essi profondi messaggi d’uguaglianza tra uomini e donne. Secondo le sue interpretazioni, il corano in realtà non fa alcuna differenza tra uomini e donne ma è simbolo di supremazia maschile ai giorni d’oggi. Nel libro sacro, l’hijab (velo) distingueva le mogli del profeta Muhhamad dalle schiave e prostitute.

Asma Lamrabet, oggi molto importante nella sfera del femminismo islamico, prende spunto nei suoi lavori dall’interpretazione dei sura proposti da Fatima Mernissi. Il suo obiettivo è di dimostrare la compatibilità delle fonti sacre con l’uguaglianza di genere nella società. Ella contestualizza il tema del qiwana (la superiorità maschile sulle donne) e il messaggio religioso nel periodo storico in cui è stato emanato, adattato poi alla realtà contemporanea dalla società maschile.

Fatima Mernissi e Asma Lamrabet introducono nuove visioni che trovano punti in comune che riguardano l’hijab, percepito come un simbolo di lotta delle donne sui propri diritti in società. Loro pongono l’accento sul velo come strumento di emancipazione femminile, di uguaglianza e non un pretesto per legittimare il potere maschile sui corpi delle donne.

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