Il silbador andaluso. Intervista al mitico Kurt Savoy

Autore di ben 43 LP con brani che vanno dal rock al blues, dal jazz alle ballate, passando per la musica country e western. Inconfondibile per il suo total look nero e per l’inseparabile cappellino con visiera. Unico come il suo fischio; così nitido e potente da fare invidia a cowboy del calibro di John Wayne e Henry Fonda. Kurt Savoy è stato uno dei primi a suonare la chitarra elettrica nella Spagna degli anni ’60 ed ancora oggi è il solo incontrastato “Rey del silbido” nel mondo. Noi del 'XXI Secolo' l'abbiamo intervistato per voi.

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Buongiorno, Signor Savoy. Prima di cominciare con l’intervista vera e propria, avrei una domanda preliminare da farLe: come preferisce essere chiamato? Curro o Kurt?

Bene. Kurt Savoy è il mio nome d’arte; perché in realtà all’anagrafe sono registrato come Francisco Rodríguez Muñoz. Originariamente scelsi da me il mio nome artistico ed optai per Curro Savoy. Poi un giorno, lo speaker radiofonico Bobby Deglané mi suggerì di anglicizzare Curro in Kurt, dal momento che facevo rock and roll. Accettai di buon grado il consiglio; ma devo confessare che mi piace quando mi chiamano Curro.

Visto che le cose stanno così… per oggi tornerà ad essere Curro Savoy. Ed allora, come e quando è iniziato tutto?

Tutto è iniziato nel 1960 con la vittoria di un concorso radiofonico presso la Cadena SER (Sociedad Española de Radiodifusión) a Madrid. Il concorso si chiamava “Conozca a sus vecinos” e ricordo che dovevo cantare una canzone di Elvis Presley in cui era previsto un assolo di chitarra. All’epoca non sapevo suonare e pertanto non trovai soluzione migliore che fischiettare quel passaggio; la gente che era lì per ascoltarmi rimase senza parole! Per me era davvero importante vincere quel concorso. La mia famiglia non stava attraversando un buon momento economico ed io ci tenevo tanto a dare il mio contributo per superare quella situazione. Come premio vinsi 20 duros – l’equivalente di 100 pesetas – ed una bottiglia di ColaCao; una sorta di Nesquik.

All’epoca di quel concorso radiofonico aveva appena 12; quali sono i ricordi che Curro ha della sua infanzia e della sua famiglia?

Ricordo i grandi sacrifici a cui tutti siamo stati chiamati in quegli anni. Sono nato nel 1948 ad Andújar, in Andalusia; primogenito di 4 figli. Ben presto ci trasferimmo a Cordoba, dove vivevano i miei nonni ed i miei zii. Lì ho vissuto dai 2 fino ai 9 anni. Nel 1957, le ristrettezze dovute alla situazione spagnola del dopoguerra convinsero però la mia famiglia ad emigrare a Madrid; con la speranza che nella capitale poteva toccarci una vita migliore. Mia madre trovò lavoro come portinaia in uno stabile; ma usufruendo dell’alloggio gratis non percepiva nessuno stipendio. Mio padre, invece, ammalatosi poco dopo del nostro arrivo in città dovette rinunciare a trovarne uno. Fu così che, essendo io il figlio più grande, mi venne chiesto di vendere acqua e caramelle nei sottopassaggi della metropolitana, dopo la scuola. Non bastando le entrate, anche mia madre decise di mettersi a vendere caramelle. Lei adocchiò un posticino vicino al Banco di Spagna e ricordo che quando potevo mi piaceva andarle a fare compagnia. Più di una volta a mia madre fu intimato di togliersi di lì, pena il carcere; ma era tanta la necessità che lei continuò a recarsi all’angolo tra Calle de Alcalá ed il Paseo del Prado. Io e mia madre con il nostro banchetto dovevamo fare davvero tanta pena, se gli impiegati della Banca decisero di farmi entrare almeno d’inverno al caldo con loro. Rammento che mi permisero di continuare lì il mio piccolo commercio di caramelle, e che un giorno posero dinanzi al mio banchetto una macchina da scrivere facendomi credere che ero un impiegato come loro. Non potrò mai dimenticarmi di quelle persone, dei loro volti, dei loro nomi, delle loro voci.

Cos’è per Curro l’arte e cos’è per Curro Savoy la propria arte?

Per me l’arte è quella cosa che ci permette di essere sensibili; o, detto meglio, è lo strumento attraverso il quale l’uomo può affinare la propria sensibilità e condividerla con gli altri. Personalmente non riesco a concepire una vita senza arte; e nel mio caso, non potrei vivere senza musica.

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Kurt Savoy in posa con la sua chitarra

A chi è venuto in mente di fischiettare le colonne sonore dei film western di Sergio Leone?

Erano gli anni del mio primo contratto con la casa discografica SAEF-CETRA di Barcellona. Tra una registrazione ed un’altra, tra un breve intervento alla radio ed un altro conobbi Jaime Ortuño, un commerciante di San Adría del Besós. Una forte empatia ci rese subito amici. Poi un giorno lui mi propose di farmi da manager ed agente. Fu a lui che venne l’idea di farmi fischiettare le colonne sonore dei film western di Sergio Leone. Era la sua idea geniale per rendermi famoso su scala internazionale; a cominciare dall’America Latina.

Grazie al suo inarrivabile fischiettare Curro ha girato il mondo e si è guadagnato l’appellativo di “Rey del silbido”; ma quanto c’è di dono naturale e quanto di pratica?

Sicuramente sono stato fortunato per la particolare forma della mia dentatura, ma c’è da dire anche che mi alleno tutti i giorni. Il sentimiento e la capacità d’interpretazione si affinano solamente con l’esercizio. Ritengo dunque che in tutte le arti, dono e pratica quotidiana debbano andare di pari passo.

Ma Curro non è soltanto “El Rey del silbido”; ma è anche compositore e cantante. A quale brano od album è più legato?

Personalmente a me piace tantissimo cantare e suonare la chitarra; perché poi ho imparato! Ma ormai il pubblico mi conosce e mi ricorda per le mie performance da silbador; pertanto nei miei concerti per il 75% fischietto musica. L’album a cui mi sento più legato è The history of western, dove sono presenti per l’appunto i classici dei film western. Mentre invece per quanto concerne la mia colonna sonora preferita è senza ombra di dubbio quella de “Il buono, il brutto e il cattivo”.

Dal momento che l’abbiamo in qualche modo rinominata e so che per Lei ha un valore speciale, Le chiedo: cosa ha da dirci a proposito della sua chitarra?

A dire il vero non so bene da dove cominciare. Ogni volta vengo sopraffatto dall’emozione. Si tratta di una Super Custom degli anni ’50, alla quale feci un particolare segno di riconoscimento. Purtroppo mi fu sottratta nel 1961 in una pensione di Barcellona in Calle Muntaner. Ancora oggi la sto cercando. Non è tanto per il valore commerciale, sebbene qualche anno fa un collezionista si disse disposto a pagare una forte cifra pur di averla, ma per quello affettivo. Lei è stata la mia prima chitarra elettrica; ed a quanto pare è stata anche la prima chitarra elettrica che fu venduta in Spagna in un negozio di strumenti musicali! Per molto tempo il proprietario del negozio che la teneva esposta in vetrina, vedendomi spesso con il naso appiccicato al vetro, ha creduto che io fossi un ladruncolo intento a studiare un piano per impossessarmi della chitarra; almeno fino a quando mia madre non si recò da lui per spiegarli che io ne ero semplicemente ossessionato. Preoccupata della mia ossessione per quella chitarra, mia madre convinse il proprietario del negozio – probabilmente prendendolo per sfinimento – a vendergliela a rate. Ricordo che costava 12.000 pesetas; un patrimonio per quegli anni!

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Foto della chitarra di cui Kurt Savoy vorrebbe rientrare in possesso

Speriamo allora che qualcuno prima o poi risponda al suo appello e Le permetta di riabbracciare la sua chitarra. Intanto, è possibile parlare di un’evoluzione nella sua carriera?

A me verrebbe da dire di sì. Come dicevo anche prima, mi esercito tutti i giorni; e tutti i giorni lavoro a nuovi brani. Questo mi ha permesso e mi permette di rendermi conto dei progressi che compio.

Qual è il segreto per il successo? 

Io parlo per me; e dico: mostrarmi naturale. Essere cioè sempre me stesso in ogni circostanza e non indossare mai una maschera.

E del suo rapporto col pubblico, cosa ci dice?  

Dico che è spontaneo. Sì, volendolo riassumere in una sola parola, spontaneo mi sembra quella più appropriata. Io condivido tutto me stesso col pubblico; i miei pensieri, i miei sentimenti, il mio modo di essere. E questo il pubblico lo percepisce.

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Kurt Savoy in compagnia della showgirl argentina Elizabeth Maciel

Come è Curro nella vita privata, lontano del jet-set? 

Sono una persona normalissima; mi reputo davvero una persona molto semplice. Pertanto la mia vita privata è come quella di qualsiasi altra persona sposata e con figli.

Ben due libri raccontano la sua vita, ma c’è qualcosa che manca e che non è stato ancora raccontato? 

Premesso che Silbidos de gloria del giornalista Miguel Adrover e Kurt Savoy di Manuel Macià i Vilà sono entrambi degli ottimi lavori, ci sono ancora tantissime cose da raccontare. Un libro potrà anche cambiare la vita di chi lo legge, ma non potrà mai racchiudere tra le sue pagine tutta una vita.

Quest’anno Lei festeggia 55 anni di carriera e farà un nuovo tour della Spagna, ma verrà anche in Italia? 

Confesso che ci sto provando. L’Italia è un paese che porto da sempre nel cuore. Mi incanta la sua cultura, la sua cucina, la sua gente, il suo cinema… penso ad esempio a “La vita è bella” di Roberto Benigni; od a grandissimi attori che ammiro molto, come Marcello Mastroianni e Gina Lollobrigida.

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Kurt Savoy ospite nel programma televisivo spagnolo ”Toni Rovira y Tú”

Quali sono invece i progetti per il futuro?

Forse potrà sembrare strano, ma non mi preoccupo affatto del futuro. Io sono concentrato sul presente. Vivo il presente. Il passato è ormai alle spalle; ad esso guardo solo per non commettere gli stessi errori. Invece ogni mattina, quando mi alzo, ringrazio Dio per avermi ancora rinnovato la possibilità di apprezzare questo mondo meraviglioso e di accarezzare la mia chitarra.

Capisco. Prima di avviarci alla conclusione della nostra intervista, sarebbe disposto a regalare ai nostri lettori una piccola anticipazione sul lungometraggio “Kurt por Curro” di Laureano Clavero, in lavorazione proprio in questi mesi? 

Beh si tratta di un lungometraggio che racconterà la mia vita; od almeno una parte di essa. Molto di quello che sarà tradotto in immagini, proviene dai due libri a me dedicati. Ci saranno quindi sia momenti velati di tristezza che momenti all’insegna dell’allegria. Di più non posso dire.

Infine, una domanda di rito: cambierebbe qualcosa della sua carriera artistica?

Non cambierei assolutamente nulla!

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